È Dafoe la sorpresa del festival



CANNES/L’ATTORE È PROTAGONISTA DEL «THE FLORIDA PROJECT». OTTIMO ANCHE MAKALA

ROMA. Come ogni anno il rituale si ripete: tutti a discutere sulla qualità della selezione ufficiale, a rimpiangere il capolavoro assoluto che magari non c'è. In genere se ne giovano le sezioni collaterali dove ciascuno scopre il suo cavallo di razza e ne lamenta l'assenza dal concorso principale. Quest'anno non è andata proprio così e solo un paio di titoli balzano all'onore della cronaca in modo unanime. Il primo viene dalla Quinzaine des Réalisateurs ed è il nuovo lavoro di Sean Baker, l'autore rivelatosi con "Tangerine": si intitola THE FLORIDA PROJECT e ha il suo punto di forza sia in un intenso Willem Dafoe sia in una visualità post-moderna a pieno schermo che conquista almeno quanto la dolcezza segreta del racconto. Il motore della storia è in realtà una bambina di 6 anni, Moonee, abilissima nel creare problemi e fare capricci. Non se ne dà troppa pena la giovane madre, Hally, che del resto ha i suoi problemi quotidiani per pagare la pigione del motel in cui le due hanno trovato rifugio e per mettere insieme il pranzo con la cena. Il film è una sorpresa a getto continuo e mette in mostra tutta l'esperienza ormai accumulata da questo genietto dell'ultima onda newyorchese che se in "Tangerine" usava il cellulare dimostran- do tutta le versatilità delle nuove tecnologie digitali, qui sceglie l'ampiezza e il fulgore del cinema più classico, infarcisce la sceneggiatura di momenti umoristici e surreali mutuati dalla sua esperienza televisiva (la serie "Greg the Bun- ny") e si conferma buon direttore d'attori usando un veterano come Willem Dafoe nella parte del complice in scena, autentico controcanto alle due cattive ragazze protagoniste. Davvero uno svarione nel processo di selezione che però conferma come la Quinzaine non rinunci al suo ruolo di fucina dei nuovi talenti. Meno sorprendente ma immediatamente segnalato dalle giurie di riferimento, il risultato della

Semaine de la Critique dove MAKALA del francese Emanuel Gras porta in alto i colori del cinema documentario che indubbiamente costituisce oggi la migliore palestra per una nuova generazione di cineasti. Difficile etichettare il suo lavoro soltanto come un documentario visto che i protagonisti, pur presi dalla strada e filmati nella loro vera fatica quotidiana, risultano autentici personaggi che rivaleggiano con i migliori professionisti della recitazione. L'eroe di MAKALA, un giovane congolese alla ricerca della dignità attraverso il suo lavoro di venditore di carbone, è un personaggio davvero in controtendenza rispetto all'occhio compassionevole con cui di solito il cinema europeo tratta africani e migranti. Diversamente da tanti giovani come lui che cercano riscatto lontano da casa, Kawbita lascia casa e famiglia solo per un viaggio fino al mercato più vicino dove deve vendere il frutto della sua fatica. Ma il viaggio che compie con una scalcinata bicicletta e sei sacchi di carbone ha il soffio epico di un'Anabasi degna di Senofonte o di un'Odissea per un Ulisse del Continente africano. Avrebbe ben figurato almeno a Un Certain Regard. Dove comunque le promesse mantenute non mancavano. Ad azzardare un pronostico in anticipo sui verdetti della giuria di Uma Thurman (una volitiva presidente), possiamo immaginare vicini al traguardo finale: WE- STERN della tedesca Valeska Grisebach, LERD dell'iraniano Mohammad Rasulof, OUT dello slovacco Gyorgy Kristof e LA NOVIA DEL DESIERTO delle argentine Cecilia Atan e Valeria Pivato. Tra i più navigati che potevano aspirare alla competizione maggiore, certamente lo sceneggiatore/regista Taylor Sheridan con WIND RIVER (in predica- to anche per la Caméra d'or), il veterano francese Laurent Cantet di L'ATELIER che ripete il bell'exploit di "La classe" e il più deludente ma qui molto lodato Santiago Mitre di THE SUMMIT. Tra gli italiani infine la mini-Palma d'oro dei migliori consensi critici si gioca tra la rivelazione Roberto De Paolis di CUORI PURI (Quinzaine) e il duo Grassadonia&Piazza che hanno aperto la Semaine con la loro opera seconda SICILIAN GHOST STORY. Davvero una bella conferma.


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