25 anni fa moriva Miles Davis


MUSICA/IL LIBRO DI NISSOLA RACCONTA IL CONTINUO MORIRE E RINASCERE DEL GENIO DEL JAZZ


ROMA. “Quante volte egli ha cambiato la musica durante la sua vita? Quante volte, nel suonare la sua musica, Miles è morto e rinato?”. Venticinque anni fa, il 28 settembre del 1991, in California, a Santa Monica, un violento attacco cardiaco non lasciò scampo al trombettista statunitense Miles Davis, genio indiscusso del ventesimo secolo. Il libro “Miles Davis Principe delle tenebre”, scritto dal musicologo Gianfranco Nissola (Arcana - pp 290 - euro 22,00) ricostruisce l’esistenza del jazzista che oggi avrebbe novant’anni, immergendosi e svelando l’enigma che ancora avvolge il mitico personaggio della musica moderna. Si tratta di una nuova edizione aggiornata e am- pliata dall’autore con l’intento di far conoscere Miles Davis agli appassionati, che troveranno dettagliate informazioni non facilmente rinvenibili altrove, e a quantivogliano comprendere come la magia di quella musica sia nata prima di tutto da una vita intensa, dura, formidabile. “La musica e la vita sono una questione di stile”, diceva, in effetti, il trombettista afroamericano: nel libro, Nissola analizza le incisioni del musicista come anche il contesto umano in cui hanno preso forma, traccia il ritratto, finalmente definito, di un uomo combattivo e orgoglioso delle sue origini, descrive il suo continuo morire e rinascere. Lo fa lasciando trapelare la sua ammirazione, l’emozione che ha provato durante questo viaggio nelle tenebre. Alla notizia della morte del jazzista, con- fessa l’autore nelle conclusioni, “i miei occhi si colmarono di lacrime di commozione, diverse da quelle che, a volte, sgorgavano quiete all’ascolto della sua incomparabile musica. Era, in questi casi, emozione pura, suscitata da passaggi musicali pregni di li- rismo o drammatici, come solo lui sapeva suonare”. La vita di Davis è scandita dagli studi e le prime esibizioni a St. Louis, nel Missouri, alle jam sessions a New York e “a tutto quel microcosmo che caratterizzava il comportamento dei musicisti di colore che, nei primi anni Quaranta, cercavano di sfondare uptown, ad Harlem, per potersi esibire con successo downtown, sulla Cinquantaduesima, “la Strada”: “Nei piccoli locali che si trovavano lungo quella striscia d’asfalto - racconta Nissola - i bianchi erano disposti a disputarsi le sedie a suon di biglietti verdi per poter ascoltare la musica nera emergen- te: in quei locali circolava un autentico fiume di dollari, e buona parte di esso poteva anche finire nelle tasche degli artisti di colore che vi si esibivano, musicisti neri in- gaggiati da proprietari bianchi per suonare per clienti bianchi”. E ancora: dall’album “Kind of Blue”, diventato un successo mondiale della storia del jazz, alla collaborazione con Gil Evans. Il “fraseggio fresco e fantasioso” della tromba di Miles Davis sembra risuonare nelle parole del libro di Gianfranco Nissola e trasmettere la misteriosa forza artistica di un uomo fuori dal comune.


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