28 miliardi ‘anti-Covid’

TRE DECRETI IN UN MESE. CONTE ANNUNCIA A GIORNI LA BOZZA DEL RECOVERY. TENSIONI



di Serenella Mattera

ROMA. Un decreto Ristori ter da 1,3 miliardi, un nuovo scostamento di bilancio per finanziare con altri 7 miliardi un decreto Ristori quater e la richiesta a gennaio di autorizzare altri 20 miliardi di deficit, per finanziare un decreto “2021”. Cresce di ora in ora il costo della crisi Covid. Mentre la manovra da 38 miliardi deve ancora iniziare il suo percorso in Parlamento, il governo si prepara a stanziarne quasi altrettanti, da qui ai primi mesi del prossimo anno, per far fronte alle difficoltà delle aziende e delle famiglie costrette a fermarsi per bloccare la curva del contagio. Il governo, ribadisce il premier Giuseppe Conte ai sindaci, farà “tutto quel che serve” per dar fiato all’economia. E intanto lavora “senza ritardi” sul Piano di rilancio e resilienza che deve definire come spendere i 209 miliardi attesi - veti permettendo - dal Recovery fund. “Entro fine novembre invieremo un nuovo draft al Parlamento”, annuncia il ministro Roberto Gualtieri. Ma sulle misure economiche, come sul piano di rilancio, col passare dei giorni aumentano le tensioni in maggioranza. Un vertice notturno viene convocato dal premier, con Gualtieri, per dirimere la matassa delle prossime misure per tamponare la crisi più grave dal dopoguerra. Le ipotesi di lavoro sono più d’una, in vista del Consiglio dei ministri convocato per stamani. Ma col passare delle ore si fa largo l’idea di riempire il salvadanaio delle misure, che si svuota molto più in fretta di quanto preventivato, un po’ per volta. Ecco perché nel giro di un mese potrebbero arrivare altri tre decreti, che si aggiungono ai due decreti Ristori approvati il 27 ottobre e il 7 novembre. A meno che non si riesca a finanziare l’ulteriore deficit da 7 miliardi necessario da qui a fine anno, senza ricorrere a un nuovo scostamento di bilancio (e al conseguente, sempre rischioso, voto a maggioranza assoluta in Parlamento). Se sarà fattibile, potrebbe arrivare subito un decreto Ristori “ter” da oltre 8 miliardi, altrimenti servirà un intervento in due step: subito un primo decreto da 1,3 miliardi (risorse non spese nel corso dell’anno) e a fine novembre, dopo il voto del Parlamento sullo scostamento, un decreto Ristori “quater”. Tecnicismi. La sostanza è che si aiuteranno le attività commerciali di tutte le zone diventate rosse o arancioni nel corso di questo mese. E che già si prepara per gennaio una nuova richiesta di deficit per mettere in campo altre 20 miliardi di misure. Anche se la cifra non è ancora definita e se per i più prudenti potrebbe fermarsi sotto i 15 miliardi, per i meno ottimisti potrebbe dover lievitare - in conseguenza di nuove chiusure - fino a sfiorare i 30 miliardi. Conte all’assemblea dell’Anci risponde alle richieste dei sindaci di fare da subito di più: arriverà, promette, una norma, per permettere ai Comuni di anticipare aiuti alimentari alle famiglie più bisognose per vedersi restituire le risorse nel 2021. E poi c’è la promessa di congelare anche il prossimo anno la Tosap, la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, che grava su bar e ristoranti. Ma è sul Recovery fund che il premier si gioca la vera partita. Perciò mercoledì, in una riunione notturna con i ministri Enzo Amendola e Gualtieri, prova ad accelerare. L’Italia è in tempo, sottolinea il premier. Anche perché “in ritardo” rischia di essere l’Europa, visto il veto degli ormai “marginali” sovranisti (dice il premier sottolineando di non voler offendere i loro alleati italiani) di Ungheria e Polonia, che mettono a rischio l’intero progetto. Ma il piano italiano è complesso, i nodi da sciogliere sono ancora tanti: bisogna accelerare, dicono dirigenti sia del Pd che del M5s. Il timore di arrivare al momento dell’erogazione dei fondi senza essere pronti a spenderli è molto presente nella maggioranza di governo. Una versione aggiornata del Pnrr è in discussione da circa un mese ma ad aver rallentato il via libera sarebbe una discussione in corso tra i ministeri sui saldi complessivi e sulle risorse da destinare ai diversi capitoli di spesa. E, nonostante Amendola smentisca dissapori e dal vertice a tre nulla trapeli, a tenere banco in queste ore sarebbe quella che Conte definisce la “struttura normativa” per garantire al piano “rapida attuazione”. C’è un problema a monte: a chi farà capo la cabina di regia, a Palazzo Chigi (con una struttura di missione) o al ministero dell’Economia? E poi a valle: il premier ha detto di voler stabilire un sistema che individui i soggetti attuatori di ciascun cluster di opere (“commissari” o responsabili) e sanzioni per eventuali ritardi (anche considerato che i ritardi farebbero bloccare i fondi Ue). Il Parlamento avrebbe voce in capitolo sul monitoraggio. Ma tra i ministri e in maggi ranza la discussione minaccia di infiammarsi. Anche perché i gruppi parlamentari sono sempre più insofferenti, protestano per i ritardi della manovra. Garantire i numeri al Senato, avvertono i Dem, è sempre più difficile. Perciò serve, avvertono, il dialogo con Fi. Ma i Cinque stelle recalcitrano, sono pronti a gridare all’inciucio, bloccano l’idea di un relatore di minoranza sulla manovra da assegnare a Fi. E anche Iv torna ad alzare i toni e il Pd, avverte un dirigente Dem, non può farsi carico di tutto.

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