40 mila casi e 425 morti

LE REGIONI ORA HANNO PAURA. IN LOMBARDIA 1 SU 4 È POSITIVO. OGGI MONITORAGGIO



di Domenico Palesse

ROMA. Il numero di nuovi contagi giornalieri in Italia si avvicina inesorabilmente verso quota 40 mila con il totale degli attualmente positivi che sfonda il muro dei 500 mila (per l’esattezza 532.536), portando al 17,1% il tasso di positività. Dati che fanno paura alle Regioni, con il fiato sospeso in attesa di conoscere i risultati del nuovo monitoraggio del ministero della Salute, che dalla prossima settimana peraltro sarà pubblicato online. Il timore che i nuovi report settimanali possano portare a nuove chiusure è palpabile, mentre i governatori studiano eventuali ulteriori restrizioni per contenere la curva dei contagi. Il bollettino di ieri parlava di 39.811 nuovi casi e 425 vittime. Quasi un terzo arriva dalla “rossa” Lombardia dove il tasso di positività raggiunge il 25%. Vale a dire che una persona su quattro che si sottopone a tampone risulta positiva. Nella sola Milano i nuovi casi sono 1.758. “Questo è il momento di tenere duro, di non fare troppo i sofisti e cercare di uscirne presto”, le parole del sindaco, Beppe Sala, che ha invitato i milanesi a stare in casa. E non poche sono le iniziative prese dai singoli comuni. A Bari, per esempio, il sindaco Antonio Decaro ha disposto maggiori controlli nei punti vendita della grande distribuzione sottolineando come le sue “sollecitazioni nei confronti del governo a individuare prescrizioni che potessero prevenire tale situazione sono rimaste inascoltate”. A Crotone, invece, il sindaco ha annunciato la chiusura di tutte le scuole da lunedì e per i successivi 15 giorni. A Lerici si corre sul lungomare solo all’alba e dopo il tramonto. E sui dati trasmessi a Roma dalle Regioni si accendono ora anche i fari delle procure. Quella di Genova, per esempio, sta verificando “cosa sia stato inviato al ministero della Salute e se siano dati corrispondenti alla realtà del nostro territorio”. A sollecitare l’iniziativa della magistratura sono state le immagini di pazienti in ambulanza in attesa per ore prima di essere visitati negli ospedali di una regione, la Liguria, inserita nella zona “gialla”, quella cioè, a più basso rischio. Alle limitazioni, poi, vanno di pari passo anche le manifestazioni, ormai in ogni angolo d’Italia. A Roma, ieri, sono scesi in piazza ambulanti, movimenti, lavoratori dello spettacolo e studenti che dalla sede del ministero dei Beni Culturali hanno sfilato lungo le strade della città fino a porta Pia. “Tu ci chiudi ora ci paghi”, lo slogan dei manifestanti. Nella notte, a Cagliari invece, alcune persone hanno violato il coprifuoco e bruciato una grande bandiera tricolore. A Torino, invece, circa 200 manifestanti - appartenenti a centri sociali, sindacati di base, No Tav e collettivi universitari - si sono riuniti sotto il palazzo della Regione Piemonte. A Milano, infine, sono scesi in piazza il il Coordinamento Nazionale per il diritto alla Salute e la Campagna Dico 32 per chiedere ancora il commissariamento della sanità lombarda. In Sicilia chiude l’Assemblea regionale in seguito alla positività di uno dei deputati, Giuseppe Laccoto di Italia Viva. In Veneto, dove i casi hanno subito un’impennata, la pressione sugli ospedali spinge la Regione verso la ‘fase 4’, quella da semaforo arancione, in cui anche le attività chirurgiche programmate vengono sospese. Pronto soccorso al collasso, invece, ad Empoli, in Toscana, mentre nuovi focolai si registrano in diverse Rsa di tutto il Paese. A Foggia sono risultati positivi tutti i 70 ospiti di una struttura, compresi 28 dipendenti. E, dopo i buoni risultati della prima notte da coprifuoco archiviata sostanzialmente senza particolari problematicità, oggi scatterà l’esame dei centri commerciali che dovranno chiudere le saracinesche come previsto dal nuovo nuovo decreto del governo.

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