A Corbyn il duello con la May



LONDRA/IL LEADER DEI LABURISTI BATTE LA PREMIER NELL’ULTIMO DEI DIBATTITI TELEVISIVI

LONDRA. È in affanno Theresa May nel rush finale verso le elezioni dell'8 giugno. La premier conservatrice è apparsa in forte difficoltà nell'ultimo dei dibattiti televisivi a distanza col leader laburista Jeremy Corbyn, che ne è uscito invece ulteriormente rafforzato. La leader Tory ha infatti risposto tesa e talvolta impacciata alle domande di un pubblico di elettori che le chiedevano conto della sua decisione di andare alle urne, delle sue "promesse non mantenute" e delle recenti retromarce in ambito sociale. Soprattutto ha perso il self- control arrivando a vantarsi di "aver avuto le palle di indire le elezioni". Per lei i guai non finiscono qui: c'è chi rema contro anche dentro il suo par- tito, con due ministri chiave, il titolare degli Esteri Boris Johnson e della Difesa Michael Fallon che la contraddicono sul tema centrale delle tasse. Proprio uno dei 'cavalli di battaglia’ dei conservatori, che insieme alla "leadership forte e stabile" nella Brexit rivendicano la difesa della bassa tassazione per restare a Downing Street, diventa motivo di tensione e May è stata costretta a serrare le fila. Ha detto che la posizione del partito non è cambiata e che resta quella descritta nero su bianco nel manifesto elettorale: è previsto entro il 2020 un aumento della quota di reddito non impo- nibile da 11.500 a 12.500 sterline e l'innalzamento della aliquota massima del 40% dalla soglia di 45 mila a quella di 50 mila sterline. Ha affermato inoltre che è sua "ferma intenzione" ridurre il carico fiscale ma, ha sottolineato, "per le famiglie lavoratrici", non comprendendo quindi le fasce di reddito più alte. Prima di lei invece Johnson e Fallon avevano sottolineato che non è "assolutamente" previsto un rincaro fiscale per nessuno. Della polemica interna non può che approfittarne Corbyn: va all'attacco sostenendo che "regna il caos" nell'esecutivo Tory in fatto di tasse e che invece i piani del Labour sono chiari e prevedono un carico fiscale invariato per il 95% dei contribuenti mentre saranno i più ricchi a pagare di più per sostenere gli investimenti nel welfare. Il leader laburista continua quindi nel suo consolidamento con una strategia piuttosto semplice di difendere la sua credibilità e il suo programma rispetto invece alla May che non solo viene messa in discussione su quello che vorrebbe fare per il Paese ma su quanto fatto sino ad oggi negli incarichi di governo ricoperti. Nel corso dell'ultimo dibattito a distanza il pubblico si è scatenato nel contraddirla, con una donna che è perfino scoppiata in lacrime raccontando la sua esperienza traumatizzante col servizio sanitario pubblico. Corbyn è partito invece da una posizione di vantaggio, denunciando la "vergogna" del primo ministro che si è rifiutata di affrontarlo in un faccia a faccia. Anche il capo dell'opposi- zione. strenuo difensore del pacifismo, è finito sulla 'graticola’ del pubblico, con ripetute domande sulla possibilità di utilizzare il deterrente nucleare se diventasse premier e sulla condanna agli attentati dell'Ira. Ma alla fine, come hanno sottolineato gli osservatori, Corbyn riesce quasi sempre ad affrontare la tensione con una certa disinvoltura mentre la May ha perso quella lucidità mostrata in qualche suo glorioso Question Time che aveva spinto qualcuno, forse troppo in fretta, a paragonarla a Margaret Thatcher.


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