A “Get Out” lo Spirit Award



CINEMA/ PREMI DAL FESTIVAL INDIPENDENT ANCHE A “CHIAMAMI CON IL TUO NOME”

LOS ANGELES. L’oscar del cinema indipendente è andato a Get Out di Jordan Peele, che sabato, a Santa Monica, nella tradi- zionale cerimonia che precede di un giorno quella degli Oscar ha vinto sia il premio per miglior film che quello per la migliore regia, facendo venire più di un dubbio ai bookmakers che danno per scontato un duello sul palco del Dolby Theatre tra La forma dell’acqua e Tre manifesti a Ebbing, Missouri; alla vista di questo risultato potrebbero essere smentiti. Negli ultimi quattro anni, infatti, chi ha vinto a Santa Monica ha vinto anche a Hollywood, destino da Oscar toccato a Moonlight, Spotlight, Birdman e Dodici anni schiavo. Get Out, horror, commedia, manifesto culturale, perché Get Out è tutto questo e anche qualcosa in più: rappresenta appieno lo spirito indipendente della manifestazione che, al contrario di altre, cerca di premiare i film indipendenti e realizzati al di fuori del circuito degli studios. Prodotto in ventitrè giorni con un budget inferiore ai cinque milioni di euro, ne ha incassati oltre duecentocinquanta, a dimostrazione che non sempre servono budget stellari per ottenere successo, anche commerciale. “E’ chiaro - ha detto Peele - che stiamo assistendo a una fase di rinascimento, dove le storie di chi non ha voce, le storie della gente che è in questa stanza, le stesse storie che noi filmakers indipendent abbiamo sempre raccontato stanno finalmente ottenendo la giusta attenzione e vengono riconosciute e celebrate”.A presentare il film vincitore è stato nientemeno che Spike Lee, non una scelta ca- suale essendo Peele considerato il suo erede : “Non sarei qui senza di lui”, ha detto il giovane regista che ha poi aggiunto: “Le nostre verità sono le armi più potenti che abbiamo contro le bugie del mondo, quindi continuate a raccontarle”. A concorrere con Get Out per il migliore film c’erano anche Chiamami con il tuo nome, The Florida project, Lady bird e The rider. Il film di Luca Guadagnino, seppur sconfitto da Get Out nella categoria più prestigiosa, ha vinto comunque due premi grazie al suo attore protagonista, Timothee Chalamet e a Sayombhu Mukdeeprom, che ne ha curato la fotografia. Il premio per la migliore interpretazione femminile da protagonista è invece andato alla super favorita anche agli Oscar, la splendida Frances McDormand vista in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che tra una parolaccia e un ringraziamento ha fatto notare che le premiazioni a suo gusto durano sempre troppo tempo. Anche per le categorie riservate ai non protagonisti, i vincitori sono i favoriti per la notte degli Oscar, a dimostrazione che il mondo indipendente e quello degli studios stanno lentamente convergendo. Sia Sam Rockwell, vincitore per Tre manifesti, e Allison Janney per I, Tonya, hanno infatti trionfato sul tappeto blu degli Independent Spirit Awards, in una vittoria annunciata. Il premio alla sceneggiatura è andato a Greta Gerwig per Lady Bird, mentre quello al migliore film straniero è andato al cileno “A fantastic woman”, quello per la migliore sceneggiatura di un esordiente è andato alla commedia amara The Big Sick mentre Life and Nothing More ha vinto il premio dedicato a John Cassavetes. Premio anche per Chloe Zhao, regista di The rider, prima donna a vincere il Bonnie Award. La giuria degli Independent Spirit Awards è composta da 6200 membri di Film Independent e per ottenere un premio il film deve essere stato girato negli Stati Uniti e con un budget inferiore ai venti milioni di dollari.


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