A Jackson Hole tra mille incertezze


BCE E FED/I NODI DI DRAGHI E YELLEN. FRANCOFORTE TEME INFLAZIONE E SUPEREURO, LA FED ALLE PRESE CON L’AMMINISTRAZIONE TRUMP


NEW YORK. Chi si attende che tra le montagne del Wyoming, la prossima settimana, si faccia chiarezza sulle future mosse delle banca cen- trali europea e quella statunitense potrebbe rimanere profondamente deluso.

All'annuale meeting di Jackson Hole, che riunisce il gotha della fi- nanza internazionale, né Mario Dra- ghi né Janet Yellen saranno proba- bilmente in grado di dare delle indi- cazioni sulle decisioni che Banca centrale europea (Bce) e Federal Re- serve Usa (Fed) saranno chiamate a prendere nel breve periodo: sia sul fronte dei tassi di interesse sia su quello delle misure ancora in campo per sostenere la ripresa e l'occupa- zione.

Se in Europa a preoccupare è il possibile impennarsi dell'inflazione e una moneta unica che rischia di di- ventare troppo forte, negli Stati Uni- ti oltre a un possibile aumento dei prezzi pesa la grande incertezza su cosa realmente riuscirà a fare l'am- ministrazione Trump sul fronte del- l'agenda economica.

Le tante polemiche che attanagliano il presidente americano fan- no infatti temere una prolungata si- tuazione di stallo: tanto che i mercati già ne risentono, con l'«effetto Trump» che sembra aver esaurito la sua spinta propulsiva su Wall Stre- et. Una corsa che solo fino a poco tempo fa sembrava irrefrenabile.

Ecco dunque che Draghi e Yellen si presenteranno a Jackson Hole più prudenti che mai.

Del resto, quale sia il clima emer- ge dai verbali delle ultime riunioni sia all'Eurotower di Francoforte sia nella sede della Federal Reserve a Washington.

Il 20 luglio nel direttivo della Bce "sono state espresse preoccupazio-

ni circa il rischio di un eccessivo rialzo dell'euro nel futuro". C'e' chi già parla di 'supereuro', con la moneta unica che si mantiene intorno a quota 1,17 sul dol- laro.

C'e' poi il nodo della «exit strategy» sul fronte del Quantitative Easing, il pia- no di acquisto titoli da parte della ban- ca centrale europea. Difficile - dicono i bene informati - che Draghi sveli qual- cosa fino al prossimo autunno, anche perché il timore è quello di annunci pre- maturi che scatenino reazioni incontrol- late sui mercati.

Il tutto si inquadra inoltre in una lot- ta per la successione alla poltrona più alta dell'Eurotower che già vede in pole position il 'falco' Jens Weidmann, capo della Bundesbank vicino ad Angela Merkel. Anche la Fed, come appare dalle minute della riunione del 25 e 26 luglio, appare spaccata sulla tempistica del prossimo rialzo dei tassi, che è stato annunciato a suo tempo entro la fine del 2017.

Si attende di vedere, intanto, come andrano i prossimi dati sul Pil e sul la- voro. Ma si attende soprattutto di ca- pire se Trump riuscirà a fare passi in avanti su temi cruciali per le imprese


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