A Manbij via barbe e veli


SIRIA/LA POPOLAZIONE FESTEGGIA LA LIBERAZIONE DALL’ISIS NELL’EX ROCCAFORTE


BEIRUT. Uomini che si tagliano la barba in strada, donne che danno alle fiamme le lunghe vesti nere con cui erano obbligate a coprirsi il corpo e il viso, una che si accende una sigaretta in pubblico in se- gno di disprezzo per i ferrei divieti che erano imposti dallo Stato islamico. E’ fe- sta a Manbij, l’ex roccaforte dell’Isis nel nord della Siria abbandonata dai jihadisti dopo un’occupazione di oltre due anni e mezzo di quella che è una vera e propria rotta strategica.

Nel resto della Siria c’è poco da fe- steggiare. Fonti dell’opposizione citate dal- la televisione panaraba al Jazeera afferma- no che nelle ultime 24 ore sono 97 i civili uccisi dai raid aerei governativi siriani e

russi. Di questi, 27 hanno perso la vita nella regione ad Aleppo. Nella coalizio- ne che combatte i governa- tivi nella maggiore città del nord della Siria c’è il Fronte Fatah al Sham, l’ex Fronte al Nusra che nelle scorse settimane ha cambiato nome annunciando la sua separa- zione da al Qaida.

Il ministero della Dife- sa russo ha affermato che gli ex qaedisti hanno catturato e ucciso i miliziani che vo- levano consegnare le armi e lasciare Aleppo, nonché i loro familiari, giustiziando

“in totale 40 persone”. A Manbij le cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf), una coalizione di mili- ziani a predominanza curdi sostenuti dagli Usa, hanno confermato oggi di avere preso il pieno controllo della città, sulla princi- pale via per i rifornimenti dalla frontiera turca per Raqqa, la ‘capitale’ dello Stato islamico in Siria.

Così come hanno confermato la libera- zione da parte dei jihadisti degli oltre 2.000 civili che avevano portato con sè per usar- li come scudi umani al fine di proteggersi dai bombardamenti durante il ripiegamen- to verso Jarablus, a nord, sul confine turco.

Secondo fonti locali citate dall’Osservat rio nazionale per i diritti umani in Siria (On- dus), le forze del ‘Califfato’ si sono ritirate senza combattere dagli ultimi quartieri che controllavano nel nord della città, con una popolazione mista di curdi e arabi, grazie ad una mediazione condotta da notabili del posto per evitare ulteriore spargimento di sangue.

Un bilancio stilato dallo stesso Ondus parla di 438 civili morti nei combattimenti degli ultimi due mesi e mezzo, 205 dei quali uccisi dai bombardamenti aerei della Coa- lizione internazionale a guida americana. Per lo Stato islamico si tratta del peggiore

rovescio subito in Siria dopo la riconqui- sta della città di Palmira da parte dell’eser- cito siriano, nel marzo scorso, e dalla per- dita nel 2015 del valico di confine con la Turchia di Tal Abyad, a nord di Raqqa. Ora quello che tutti si chiedono è quando e con quali forze verrà lanciata l’offensiva sulla stessa ‘capitale’ dell’Isis, indebolita dal- l’interruzione delle vie attraverso le quali riceveva le armi.

Mentre bisognerà vedere come reagirà la Turchia, preoccupata per l’avanzata verso i suoi confini delle Sdf, in cui hanno un ruolo predominante i curdi dell’Ypg alleati dei separatisti turchi del Pkk.


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