“A rischio la sicurezza”

L’IRA DI BIDEN: I LEADER DEL PENTAGONO SABOTANO LA TRANSIZIONE



di Ugo Caltagirone

WASHINGTON. Mancano 20 giorni all’Inauguration Day, il giorno del giuramento di Joe Biden e del suo insediamento alla Casa Bianca. Ma la riluttanza di Donald Trump a riconoscere la sconfitta elettorale complica il passaggio di poteri da un’amministrazione all’altra. L’accusa del presidente eletto a quello uscente è quella di voler sabotare la transizione, disseminando la strada di ostacoli: ritardi, informazioni incomplete, inesattezze e anche porte chiuse. L’ira di Biden è rivolta soprattutto verso l’attuale leadership del Pentagono, che da giorni avrebbe sospeso ogni briefing con il transition team del neo presidente. Una leadership guidata dal segretario alla difesa reggente, Cristopher Miller, dopo la cacciata da parte di Trump di Mark Esper, non abbastanza allineato. “E’ da irresponsabili, cosè si mette a rischio la sicurezza nazionale”, ha attaccato Biden, che denuncia come a lui e alla vicepresidente eletta Kamala Harris siano state negate “informazioni necessarie” in alcune aree fondamentali che riguardano la difesa e la politica estera. Il dito è puntato anche contro l’Ufficio della gestione e del bilancio della Casa Bianca. “La mia squadra ha bisogno di una fotografia completa e molto chiara della posizione delle nostre forze nel mondo e delle operazioni in corso per dissuadere i nostri nemici”, che si tratti di stati ostili o di terroristi, ha spiegato Biden, chiedendo anche “piena visibilità sul bilancio in via di pianificazione del Dipartimento della difesa e di altre agenzie federali, in modo da evitare ogni confusione che possa essere sfruttata dai nostro avversari”. Mai Biden era stato così esplicito nel condannare la scarsa cooperazione di parte dell’amministrazione Trump. Anche se da settimane si parla di decine di funzionari leali al presidente uscente che nelle varie agenzie federali ‘spiano’ le riunioni del transition team di Biden e lavorano per rallentare se non per soffocare ogni tipo di collaborazione e di cooperazione. Intanto e’ ormai guerra aperta tra la Casa Bianca e la leadership repubblicana in Congresso. La Camera, a larghissima maggioranza e col voto di oltre 100 repubblicani, ha rovesciato il veto posto da Trump sulla legge da 740 miliardi di dollari per la difesa. Mentre il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell, in rotta di collisione con Trump, ha fatto capire che ci sono i numeri perché il voto in Senato abbia lo stesso esito. “Un vergognoso atto di vigliaccheria e di totale sottomissione ai big del web”, ha commentato il presidente uscente su Twitter, riferendosi alla sua richiesta, respinta, di inserire nella legge l’abolizione dell’immunita’ di cui godono i social media per i contenuti postati da terzi. Ma tornando ad attaccare anche la norma che permette di cambiare nome alle basi militari intestate agli ‘eroi’ confederati legati a una storia di razzismo e discriminazioni. La Camera, nell’ambito del piano di aiuti anti Covid, ha però votato anche per l’aumento da 600 a 2.000 dollari dell’assegno da recapitare agli americani, richiesta fatta da Trump e sostenuta dai democratici. Anche qui, però, manca ancora la parola del Senato, con l’ennesimo braccio di ferro tra Casa Bianca e leadership repubblicana, tra il presidente Trump e il suo oramai ex alleato McConnell. Sullo sfondo i ballottaggi del 5 gennaio in Georgia che decideranno chi controllerà il Senato del Congresso americano.

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