A Ventotene si rilancia l’Ue



ROMA. A Ventotene parte l’ultima chiamata per l’Ue. Un’Europa fiaccata dalla Brexit, assediata dalla minaccia del terrore e chiamata, con urgenza, ad un cambio di marcia per non essere sconfitta. Matteo Renzi, parlando ad un’assemblea Pd totalmente dedicata ai temi internazionali, disegna così il “punto di snodo” verso cui, nei prossimi mesi, si avvia il vecchio continente.

Un punto di snodo nel quale oggi l’Italia può e deve essere protagonista. “Sono finiti i tempi dei sorrisetti che offendono non una persona ma un Paese, non ci sono più le foto a due”, scandisce Renzi indicando nel vertice del 22 agosto a Ventotene con Francois Hollande e Angela Merkel il simbolo del nuovo corso dell’Italia a Bruxelles. Il vertice seguirà di quasi due mesi quello av- venuto a Berlino subito dopo la Brexit.

E la continuità del formato a tre segna - benché già nella capitale tedesca questo concetto fu seccamente smentito dagli interessati - il prefigurarsi di una sorta di ‘direttorio’ europeo. Con il nodo Brexit ancora sul tavolo. “L’Ue deve considerare Brexit come una gigantesca sveglia, non consentiremo all’

Ue di essere ostaggio della politica inglese come è stato”, sottolinea Renzi rimarcando il suo stop alla “melina delle procedure” di uscita di Londra.

Ma Ventotene sarà solo l’inizio di un percorso che vedrà l’Italia e il Pd impegnati a gettare “il guanto di sfida all’Ue” su una serie di temi: difesa e sicurezza comune, politiche di crescita, modelli culturali e d’integrazione che rigettino il ‘fascino’ del fondamentalismo sulle periferie. Politica, insomma, e non più tecno- crazia.

“Noi non comprendiamo le dinamiche di alcune politiche europee, frutto di errori del passato quando abbiamo consentito alla tecnocrazia di decidere tutto sul- le banche, sulla finanza e sul credito. Abbiamo avuto paura di giocare il nostro ruolo, questa paura ci è passata”, afferma il premier ricordando come, se si fosse applacato senza flessibilità il Fiscal Compact “così come è stato inopinatamente votato”, oggi l’Italia avrebbe da versare 30 miliardi in più “sull’altare dell’austerità”.

Un austerity che Renzi definisce “un terribile moloch” e contro il quale, forte del 41% delle Europee, è pronto a lanciare una campagna anche attraverso il Pse. Nel 2016 “la nostra occasione è sull’Eu- ropa”, spiega Renzi.

E il percorso perché l’Italia contribuisca a dare “una visione di speranza” all’Ue parte a Ventotene e arriva alla cele- brazione del 60/o dei Trattati Ue nel marzo del 2017.

Anno che, tra l’altro, vedrà prima Hol- lande e poi Merkel impegnati in cruciali elezioni politiche. Mentre già questo novembre si giocherà - sottolinea il premier - negli Usa quel “derby tra paura e coraggio” raffigurato nella sfida tra Trump e Clinton e che è destinato a plasmare le future sfide elettorali anche in Ue. L’assemblea si svolge ad una manciata d’ore dall’attacco a Monaco di Baviera. Sicurezza, cultura, e comunicazione sono i tre pilastri sui quali il premier disegna la ricetta anti-terrorismo laddove il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni invita la sinistra europea a “coltivare la coesione” per fronteggiare una destra “che cavalca la paura”.

Ma questi sono anche i giorni della “caccia alla streghe” (come la definisce Gentiloni) di Recep Tayyip Erdogan nel- la Turchia del tentato golpe.

“Quello che sta succedendo nell’ultima settimana in Turchia ci preoccupa quanto i carri armati, chi arresta professori e giornalisti mette in carcere il suo futuro”, spiega Renzi lanciando un chiaro messaggio ad Ankara: “Non c’è alcun accordo sui migranti che possa giocarsi sulla pelle dei diritti umani”. Concetto che il capo- gruppo del Pse Gianni Pittella sviluppa in una proposta di marca socialista: sospendere finanziamenti e negoziati sulla liberalizzazione dei visti con la Turchia.


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