Abbattuto elicottero russo



MOSCA. Non hanno avuto scampo: i cinque militari a bordo dell’elicottero russo Mi-8 abbattuto ieri mattina in Siria sono tutti morti. Si tratta dell’episodio più grave che ha colpito le Forze Armate di Mosca dall’inizio del loro intervento nel Paese. E arriva proprio all’indomani della pubblicazione di un presunto video del- l’Isis in cui quello che sembra un taglia- gole del ‘Califfato’ lancia inquietanti mi- nacce alla Russia.

“Ascolta Putin, verremo in Russia e vi uccideremo nelle vostre case”, urla in lingua russa un fanatico con il volto co- perto da un passamontagna mentre guida un’auto nel deserto.

Il Cremlino però minimizza: “Probabilmente non dobbiamo esagerare l’importanza di questi filmati”, sentenzia il portavoce di Putin, per poi aggiungere che se “i terroristi usano la tattica dell’intimidazione” è solo perché “la lotta contro di loro si intensifica e sono messi all’angolo”. L’elicottero russo è stato abbattuto nella provincia di Idlib, in Siria settentrionale, e - secondo Mosca - stava tornando all’aerodromo di Hmeimim, sulla costa mediterranea, dopo aver portato aiuti umanitari ad Aleppo, dove

circa 300.000 civili sono intrappolati nella città sotto assedio e i corridoi umanitari che russi e governativi dicono di aver aperto non sembrano aver avuto molto successo.

Non è chiaro chi abbia colpito il velivolo con “fuoco proveniente da terra”: nella zona ci sono diverse unità ribelli e una forte presenza del Fronte al Nusra, ed è proprio contro questo che punta il dito il ministero della Difesa russo. Il gruppo - che sostiene di aver rotto i ponti con Al Qaeda, ma secondo alcuni si tratta di una mera operazione di facciata - fa parte di un’alleanza più larga di ribelli, Jais al- Fatah, ovvero l’Esercito della Conquista, che controlla gran parte della regione di Idlib.

Dei video online mostrano quella che dovrebbe essere la carcassa ancora in fiamme dell’elicottero subito dopo l’im- patto a terra e delle persone tutt’attorno che filmano e scattano foto col cellulare mentre qualcuno ripete “Allah u Akbar”. Poi ci sono i video raccapriccianti con i corpi ustionati dei soldati russi. In uno si vede uno dei presunti militari morto o in fin di vita che viene trascinato per le gambe dai miliziani.

E in un altro un estremista strazia il cadavere di un russo e lo calpesta. A pochi metri di distanza c’è il corpo inerte di un secondo soldato con una pozzanghera di sangue nella sabbia sotto la sua testa. Il Cremlino sostiene che i cinque militari che hanno perso la vita - tre dell’equipaggio dell’elicottero e due ufficiali del cosid- detto ‘Centro di riconciliazione’ russo - siano “morti eroicamente perché cercava- no di allontanare il velivolo per evitare vittime a terra”.

Verificare quest’affermazione è ovviamente difficile, di sicuro c’è che la tragedia di oggi è la più sanguinosa per le forze armate russe in Siria. Ma non l’unica. Meno di un mese fa un elicottero militare Mi-25 con a bordo due piloti è stato ab- battuto vicino Palmira, dai jihadisti dell’Isis secondo il ministero della Difesa russo.

Ad aprile un altro elicottero si è schiantato nella regione di Homs uccidendo i due militari a bordo, ma Mosca sostiene che non ci siano prove che sia stato colpito da nemici. E poi c’è il jet abbattuto lo scorso novembre dagli F-16 di Ankara al confine tra Turchia e Siria: un episodio che ha aspramente deteriorato i rapporti tra Mosca e Ankara, che solo ora si stanno ricucendo.

L’intervento delle forze armate russe nel paese mediorientale è iniziato quasi un anno fa, nel settembre del 2015, con raid contro postazioni del cosiddetto Stato islamico, ma anche contro le forze ribelli che combattono Bashar al Assad, il presidente siriano alleato di Putin le cui truppe hanno riguadagnato posizioni con il sostegno dell’aviazione di Mosca. Molte sono state le vittime tra i civili.

Colpiti purtroppo a quanto pare anche da alcuni raid della coalizione a guida Usa in una strage di innocenti che sembra non avere fine.


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