Accoglienza in Niger e Ciad



MIGRANTI/VERTICE A ROMA SULLA STRATEGIA DI GESTIONE DEI FLUSSI VERSO L’EUROPA

ROMA. La costruzione di Centri in Niger e Ciad e la gestione in Libia dei Centri di accoglienza per migranti irregolari, “conformemente agli standard umanitari interna- zionali”, per cancellare i lager nel deserto in cui i trafficanti tengono prigionieri migliaia di esseri umani, e confini più sicuri, puntando sulla formazione e il rafforzamento delle guardie di frontiera: il vertice di Roma voluto dal ministro dell’Interno Marco Minniti con i colleghi di Libia, Niger e Ciad, rappresenta un punto di partenza per tentare di gestire il flusso di migliaia di disperati che dall’Africa tentano di raggiungere l’Europa. Bisognerà vedere se gli accordi messi nero su bianco in una dichiarazione congiunta troveranno applicazione nel deserto a sud della Libia, ma si tratta in ogni caso di un tentativo concreto di affrontare, e risolvere, il problema là dove si origina e non in mare, dove non resta che tentare di salvare più vite possibile. Dalla Libia viene d’altronde il 90% di coloro che sbarcano in Italia e la quasi totalità è entrata nel paese nordafricano seguendo le rotte che dall’Africa occidentale portano ad Agades, in Niger, primo vero centro di smistamento di migliaia di esseri umani, o quelle che attraversano il deserto del Ciad e partono dall’Eritrea e dall’Etiopia. Così sono arrivati nel nostro Paese i quasi 46mila migranti sbarcati in questi primi quattro mesi e mezzo, il 35% in più del 2016. L’incontro di oggi è, dunque, per l’Italia un passaggio molto importante della strategia messa in piedi da Minniti fin dal suo insediamento al Viminale. Una strategia che si fonda sostanzialmente su due pilastri: rafforzare la guardia costiera libica, mettendola in condizioni di operare per fermare i barconi - e in quest’ottica va la consegna entro giugno di 10 motovedette - e ristabilire il controllo sui cinquemila chilometri di confine sud che da anni sono in mano alle organizzazioni di trafficanti di esseri umani. Su quest’ultimo fronte il primo passo è stato il patto siglato il 2 aprile scorso sempre al Viminale con le principali tribù del Fezzan. Un’intesa che costituisce un “passo importante per la sicurezza dei confini” hanno sottolineato i ministri. “Le tribù sono un interlocutore fondamentale per stabilizzare la Libia - ha ribadito anche ieri il ministro al Salone del libro di Torino, dove tre persone hanno tentato di contestarlo - Ottenere la stabilità con un intervento militare è una drammatica illusione. Abbiamo bisogno dei rapporti diplo- matici, ma poi ci vuole qualcuno che parli con le tribù perché sono la sovranità popolare”. Il secondo step è arrivato ieri, con la firma sulla dichiarazione da parte di Minniti, del ministro libico Aref Khoja e dei colleghi di Niger e Ciad, Mohamed Bazoum e Ahmat Mahamat Bachir: l’obiettivo è rafforzare i confini formando gli agenti e creando una “rete di contatto” tra tutte le forze di polizia della zona. E l’Italia gioca una ruolo cruciale su questo aspetto visto che il Memorandum of understandig siglato il 2 gennaio a palazzo Chigi con la Libia prevede il completamento del sistema di controllo radar per il controllo dei confini al sud del paese già previsto dal trattato di Amicizia del 2008. Un sistema che dovrebbe realizzare Selex, del gruppo Leonardo-Finmeccanica, con una spesa prevista a carico del nostro Paese di 150 milioni.


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