Accordo appeso a un filo



NUCLEARE/OGGI TRUMP ANNUNCERÀ LA SUA DECISIONE. APPELLI DALLA UE

NEW YORK. Lo storico accordo sul programma nucleare dell’Iran è appeso a un filo. Donald Trump annuncia su Twitter di aver preso la decisione e che la comunicherà oggi in diretta tv dalla Casa Bianca. Poche ore prima, il presidente iraniano Hassan Rohani si era detto pronto a continuare a rispettare l’intesa del 2015 anche con l’uscita degli Usa se almeno l’Europa manterrà gli impegni e fornirà adeguate garanzie alla Repubblica islamica. Certo è che con gli Stati Uniti fuori dal patto - così come minacciato a più riprese da Trump negli ultimi mesi - lo strappo con gli alleati d’Oltreoceano sarebbe clamoroso. E quest’ultimo scenario comporterebbe inevitabilmente il ripristino delle sanzioni Usa a Teheran, tornata ad essere nell’era del tycoon la capitale di uno ‘Stato canaglia’. Per scongiurare il peggio è volato a Washington anche il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, per quello che forse è stato l’ultimo disperato tentativo di condurre il tycoon a più miti consigli. Quello che sembra non essere riuscito giorni fa né al presidente francese Em- manuel Macron, pur accolto alla Casa Bianca con tutti gli onori, né alla cancelliera tedesca Angela Merkel, uscita dallo Studio Ovale nel gelo più assoluto. Johnson punta soprattutto su quella ‘special relationship’ che da sempre unisce Washington e Londra. Anche se pesano i continui screzi che finora hanno caratterizzato i rapporti tra Trump e la premier Theresa May, con le relazioni tra i due Paesi mai così tumultuose da decenni. Donald Trump non deve compiere lo sbaglio di “gettare via il bambino con l’acqua sporca, sarebbe un errore”, ha ammonito il ministro britannico, che non ha incontrato direttamente Trump ma il vice presidente americano Mike Pence e il segretario di Stato Mike Pompeo. Ai due Johnson ha ripetuto l’appello a rinnovare l’intesa con Teheran, condividendo come avevano fatto Macron e Merkel la necessità di migliorarla. “Ma se si rottama l’accordo - mette in guarda il ministro del governo May - Trump dovrà dire cosa farà dopo. E non credo sia realistico bombardare i siti iraniani”. La speranza è che dopo aver trovato la via del dialogo con la Corea del Nord, il presidente americano possa ora im- primere una svolta anche sul fronte dei rapporti con l’Iran, anche se qui lo sce- nario geopolitico è molto più compli- cato. Il pressing di Israele perché l’America abbandoni l’intesa con Teheran è asfissiante, così come quello dell’altro alleato strategico degli Stati Uniti in Medio Oriente, l’Arabia Saudita. Ma Johnson - come ha scritto in una lettera aperta sul New York Times - non ha dubbi: “Ritengo che mantenere i paletti dell’accordo aiuterà anche a rispondere all’atteggiamento aggressivo di Teheran nell’area. Sono sicuro di una cosa: ogni alternativa possibile è peggiore. La strada più saggia è migliorare le manette piuttosto che romperle”. Cita anche Winston Churchill il ministro britannico, e spiega: “Di tutte le opzioni che abbiamo per assicurare che l’Iran non ottenga il nucleare, l’accordo del 2015 offre gli svantaggi minori”. Intanto ancora da Parigi e da Berlino arriva l’ennesimo appello alla Casa Bianca: “Un fallimento dell’accordo potrebbe comportare una nuova escalation che ci faccia ricadere nel periodo precedente al 2013". Ora la parola è a Trump, che intanto ieri ha attaccato l’ex segretario di Stato John Kerry per aver negoziato la storica intesa sul programma nucleare dell’Iran: “Gli Stati Uniti non hanno bisogno della diplomazia ombra verosimilmente illegale di John Kerry”, scrive il tycoon su Twitter, sottolineando come l’ex capo della diplomazia Usa nell’era Obama “e’ stato uno di quelli che ha creato questo caos”.


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