Accuse ai manager di Rfi



DISASTRO FERROVIARIO/SCONTATE LE PRIME ISCRIZIONI NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI

MILANO. Le immagini di una telecamera di sorveglianza della stazione di Pioltello che inquadrano il treno che passa lasciando una scia di scintille e un uomo, in attesa sulla banchina, che si allontana spaventato. Un pezzo di rotaia, lungo 23 cm, trovato ad una ventina di metri di distanza dal “punto zero”, così ribattezzato dagli inquirenti, dal quale si è staccato. I segni del deragliamento lungo la rotaia che partono proprio da quel “cedimento strutturale” e il primo concitato racconto del macchinista: ‘’Quando ho sentito che il treno vibrava tanto, ho azionato subito il freno ma era già troppo tardi, era già fuori dai binari”. E’ questo il primo racconto reso agli investigatori dal macchinista che guidava il treno deragliato ieri nel Milanese. “Ho frenato, ma era già tardi’’, ha più volte ripetuto. Sono questi alcuni degli elementi dell’inchiesta della Procura di Milano sul gravissimo incidente ferroviario che ieri ha provocato tre morti e decine di feriti. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che è rimasta ore sul posto assieme ai colleghi Leonardo Lesti e Maura Ripamonti (c’era anche il procuratore Francesco Greco), indaga per l’ipotesi di reato di disastro ferroviario colposo (pene dai 5 ai 15 anni). Scontate, e saranno formalizzate a breve, le prime iscrizioni nel registro degli indagati per i vertici, tra manager e responsabili della sicurezza, di Rete Ferroviaria Italiana, società del Gruppo Ferrovie dello Stato responsabile della gestione della rete ferroviaria nazionale. Non è escluso nemmeno che altre iscrizioni, sempre per ragioni tecniche legate agli accertamenti, debbano essere effettuate e che le indagini si allarghino anche ad alcuni responsabili di Trenord. Nel frattempo, è stata sequestrata la “scatola nera” del convoglio, sono stati sigillati i vagoni e l’intera area in cui è avvenuta la tragedia e sono stati acquisiti tutti i documenti che riguardano la manutenzione e i lavori su quel tratto di binari. Allo stato, anche se l’inchiesta in questa fase non esclude a priori alcuna ipotesi, nemmeno la più remota di un atto di sabotaggio, la “rottura” dellarotaia pare essere stata la causa dell’uscita del treno dai binari e non l’effetto. Ad ogni modo, potrebbe essere decisiva una super consulenza affidata dai pm a due esperti ingegneri che si sono già occupati di disastri ferroviari, come quello di Viareggio. Il mezzo andava a 140 km/h, velocità che al momento non risulta essere stata indicata dagli esperti come eccessiva per quella tratta. Per ora a detta dei pm non sono emerse segnalazioni recenti su problemi su quelle rotaie, ma gli inquirenti dovranno comunque approfondire un episodio di “sviamento” di un treno che si verificò a luglio proprio all’altezza di Pioltello. E analizzare quale era lo stato di manutenzione dei binari. Stando a quanto ricostruito finora, dopo il deragliamento del terzo e poi del quarto vagone nel “punto zero” (dove si è staccato il pezzo di rotaia) la motrice, che era in coda al treno, è rimasta in asse e ha continuato a spingere in velocità glialtri vagoni. Il macchinista, al lavoro nel vagone in testa (rimasto inizialmente sui binari come il secondo) si è accorto di quanto stava succedendo. In quel momento il treno era a un chilometro circa dalla stazione di Pioltello, un elemento che la polizia giudiziaria ha indicato al pm di turno Stefano Civardi. Il convoglio ha attraversato la stazione e si è fermato più di un chilometro oltre. Il terzo vagone, quello dove sono morte tra le lamiere le tre donne, ha abbattuto tre pali prima di bloccarsi contro un quarto. “Quando ho sentito che il treno vibrava tanto - ha detto il macchinista ai vigili del fuoco, che hanno già consegnato una relazione in Procura - ho azionato subito il freno. Era troppo tardi, eravamo già fuori dai binari”.


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