Addio a Lino Manocchia



NEW YORK/IL DECANO DEI GIORNALISTI, ORIGINARIO DI GIULIANOVA, AVEVA 96 ANNI

E’ scomparso sabato all’età di 96 anni il noto giornalista originario di Giulianova, Pasquale Omero Marino Manocchia, per tutti Pasqualino o semplicemente “Lino”. Arrivato a New York nel 1949, si trasferì prima nel Bronx e poi a Cambridge, un paese a 300 km a Nord nello Stato di New York. Ci abitava con il figlio Adriano, la nuora Teresa Schiavi (anche lei di Giulianova), e il nipote Adrian Jr. Lino era figlio del giornalista e scrittore giuliese Francesco, molto conosciuto da Mussolini in quanto corrispondente per il “Il Popolo d’Italia”, il quotidiano del Partito Nazionale Fascista. Il “love affair” di Lino con la stampa iniziò dopo la laurea con servizi sportivi per “Il Messaggero”, “Momento Sera” e “Corriere dello Sport”. In America ha collaborato per Voice of America e con la Rai per la boxe. Collega di Ruggero Orlando alla Rai di New York, si divideva un ufficio con l’allora corrispondente del “Corriere della Sera”, Ugo Stille. Per un lungo periodo è stato anche direttore dell’edizione italiana del giornale ufficiale del sindacato dei sarti americani, ILGWU, “Giustizia”. Lino ha avuto modo di intervistare sei presidenti americani: Eisenhower, Kennedy, Johnson, Ford, Carter e Clinton. In un’intervista che ci aveva concesso nel 2006, avevamo scritto che “Lino Manocchia era contento di essere arrivato ad Indianapolis per seguire la Indy 500 come faceva da 40 anni. Però è stato un po’ deluso: ‘E’ lo stesso ovale, un tantino invecchiato dopo 90 anni: quattro curve appa- rentemente uguali, ma diverse l’una dall’altra, ma non è quello dei tempi di Mario Andretti ed Emerson Fittipaldi. Oggi i protagonisti appartengono ad un altro pianeta’. Secondo Manocchia, ‘la colpa è di Tony George, il dirigente della gara che è riuscito a mettere in lista 33 concorrenti, pregando di cimentarsi ad un gruppo di vecchi eroi, assenti dalla gare da molti anni. Oggi si fa tutto per i soldi, perché con i 18 milioni di dollari in palio anche l’ultimo ar- rivato intascherà 150.000 dollari’”. Memorabile anche un suo articolo del 2012, che ricordava i suoi tre anni in un campo di concentramento. Come giovane sottotenente dell’aeronautica italiana fu internato in uno stalag nelle zone di Francoforte sul Meno, in Germania, dopo l’ar- mistizio del ’43.


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