Addio a Mario Mignone

IL PROFESSORE E SCRITTORE ITALOAMERICANO È MORTO A 79 ANNI


di Luigi Fontanella

Cari Lettori e Amici di “America Oggi”, è con animo profondamente addolorato che vi annuncio la scom- parsa di Mario B. Mignone, mio collega di Dipartimento da quasi quarant’anni, grande amico e sodale. Mario ci ha lasciato la notte fra l’8 e il 9 settembre. Era nato il 26 luglio 1940 a Benevento. Ci ha lasciato in modo del tutto inaspettato e certamente intempestivo. Irene ed io – insieme a tanti amici e colleghi di Stony Brook – eravamo stati a cena nel suo bel giardino proprio l’altra sera, e ora, mentre vado scrivendo queste righe, sono quasi attonito... e mi sembra del tutto irreale il fatto che egli non sia più con noi. E come sempre succede in questi tristi frangenti, il pensiero corre subito alla prima volta che ebbi modo di fare la sua conoscenza, e che risale a quasi 40 anni fa (autunno 1981). Avevo appena ricevuto nell’aprile il mio Ph.D. ad Harvard sotto la guida di Dante Della Terza e avevo fatto domanda alla Stony Brook University in quanto c’era un posto disponibile nel French and Italian Department, così si chiamava l’Istituzione accademica della State University of N.Y. a Stony Brook dove avrei poi svolto tutta la mia carriera di docente d’Italianistica. Anni dopo il titolo del nostro Dipartimento sarebbe stato mutato, in quello più allargato, di Department of European Languages, Literatures, and Cultures, che è quello tuttora usato. Ricordo che il Chairman era Joseph A. Tursi, bravo, gioviale e dinamico italianista, e persona dotata di grande umanità, nonché sia “padre” fondatore di tutto il Programma di Lingua e Letteratura Italiana a Stony Brook, sia, in quegli anni, anche Presidente dell’AATI (American Association Teachers of Italian), la massima Associazione, insieme all’AAIS, dell’Italianistca negli Stati Uniti. Ricordo come in un film mentale i componenti di quella gloriosa sezione d’Italiano: Joseph Tursi, Mario B. Mignone, Charles Franco, Leslie Morgan e George Carpetto. Insieme con quest’ultimo avrei iniziato il lavoro su/per Gradiva che mi avrebbe impegnato per vari decenni e che tuttora continua con l’annessa casa editrice Gradiva Publications. Qualche anno dopo sarebbe arrivata a Stony Brook anche la gloriosa Forum Italicum, affidata da Michele Ricciardelli proprio a Mario Mignone, che l’ha guidata fino ieri con la massima scrupolosità rendendola – come ha ben scritto Alessandro Carrera (membro del- l’Executive Editorial Board) – «una delle riviste di italianistica più autorevoli al mondo». Oggi la rivista si avvale dell’eccezionale e capillare lavoro che svolgono Sebastiano Martelli dell’università di Salerno e di Franco Vitelli dell’università di Bari, ambedue Associate Editors di questo periodico di assoluto valore internazionale. Mario è stato uno strenuo, infaticabile scudiero e generoso promotore della nostra cultura, sia attraverso questa rivista sia attraverso l’attivissimo Center for Italian Stu- dies da lui fondato a Stony Brook oltre trentaquattro anni fa: davvero una “casa” per quanti fra studenti e docenti e abitanti di tutta la East Coast hanno fatto e fanno a lei riferimento. Studioso di teatro (ben nota la monografia di Mario su Eduardo De Filippo, in italiano e in inglese), nonché di vari e fondamentali autori italiani del Novecento, fra cui Luigi Pirandello, Giuseppe Ungaretti, Cesare Pavese, Alberto Moravia, Dino Buzzati, Pier Paolo Pasolini, Dario Fo, ecc. ; per non menzionare i numerosi scritti a tutto tondo sulla nostra storia e sulla nostra società. Ricordo, fra gli altri, almeno gli studi Italy Today: A Country in Transition (1995) e Altre Italie: Cittadinanza e diritto di voto (2008). E soprattutto mi corre l’obbligo di menzio- nare il mastodontico volume della Library of Congress uscito sia in lingua inglese sia in lingua italiana di sei anni fa: Trovare l’America, a cura di Linda Barrett Osborne e Paolo Battaglia, con la magistrale Introduzione di Mario B. Mignone. In particolare, poi, vanno ricordati i suoi numerosi interventi sull’emigrazione: tematica che in questi ultimi decenni era diventato uno dei suoi campi di ricerca e di battaglia più intensi. A tale proposito, e in tal senso, non va dimenticata la sua toccante autobiografia The Story of My People: From Rural Southern Italy to Mainstream America (Bordighera Press, 2015), di recente pubblicata anche in edizione italiana (L’America e la mia gente, MnM Edizioni); mi permetto rimandare il lettore a una mia lunga recensione uscita a suo tempo in America Oggi del 27 settembre

2015. Saluto in Mario Mignone un uomo schietto e diretto, che sapeva unire alla sua intelligenza la capacità di cogliere una situazione culturale nel suo mobile contesto socio-storico, senza dimenticare il suo salace e perspicace humor di sana e vivida colloquialità mediterranea. Per tutta la sua attività svolta negli Stati Uniti, nel 1998 fu insignito del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro. Mario lascia sua moglie Lois Pontillo, a sua volta per molti anni docente presso il Suffolk C. Colle- ge, tre splendide figlie (Pamela, Cristina ed Elizabeth), e lascia un vuoto davvero incolmabile in tanti amici, nella nostra università e nella nostra Comunità intera. Tutto ciò sia detto di getto e sommariamente, ma tenendo ben a mente tutto l’immenso lavoro da lui svolto attra- verso il Center for Italian Studies per mezzo di numerose conferenze, letture, presentazioni di libri e stimolanti dibattiti sulla nostra cultura. Mi piace concludere riportando le ultime, toccanti, testamentarie righe della sua recente autobiografia: « Noi apprezziamo la libertà e l’assenza di restrizioni alla nostra capacità di pensare e di agire; ma il corollario della libertà è la responsabilità individuale [corsivo mio]. Secondo il grande umanista Pico della Mirandola l’uomo è dotato di maggiore senso di dignità degli angeli: gli angeli possono essere solo angeli, ma l’uomo può essere un bruto o un semidio. La libertà è maggiore se traduce i nostri desideri nella capacità di autodeterminazione che non è una entità data, ma un potere che si realizza nelle capacità del nostro cambiamento. Speriamo che i nostri nipoti e la loro generazione abbiano la resilienza, la forza, le abilità, la creatività, la conscenza e il carattere di ambire a essere semidèi». Ciao, Mario, sarai sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti per continuare l’incessante opera di valorizzazione e di promozione della nostra bella Lingua e della nostra importante, necessaria cultura.


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