Addio ad Agnes Varda

CINEMA/LA REGISTA, ICONA RIBELLE DELLA NOUVELLE VAGUE, È MORTA A 90 ANNI

di Giorgio Gosetti


ROMA. Chi dice che la Nouvelle Vague parigina nasca alla fine degli anni ’50 su impulso dei “giovani turchi” come Truffaut, Godard, Rivette, Chabrol, Astruc, Rohmer e Resnais, mette in realtà insieme le molte anime della nuova generazione di autori francesi che si ribellava alle costruzioni di un cinema formale e in parte calligrafico che pure contava grandi maestri come Clouzot, Melville, Clement. Ma chi trascura il nome di Agnès Vardanata il 30 maggio 1928 a Bruxelles, morta ieri a Parigi - in quel gruppo di rivoluzionari della macchina da presa sembra scordarsi che il suo folgorante esordio nel 1954 con “La pointe courte”(protagonista un debuttante Philippe Noiret) segna la prima, vera “boccata d’aria” nel nuovo cinema francese. La prima a non riconoscersi nelle semplificazioni che connotano la Nouvelle Va- gue era proprio lei, belga d’origine, cresciuta alla scuola teatrale di Jean Vilar, fotografa per vocazione e regista per caso, adepta della regia grazie alla passione per il documentario e all’amicizia con Alain Resnais che montò il suo primo film. Figlia di un greco e di una francese, nata Arlette ma tanto ribelle alle convenzioni da cambiarsi il nome di battesimo a 18 anni, Agnès Varda era ormai un’icona del cinema francese e il più combattivo simbolo del cinema al femminile in terra di Francia, spesso accostata in questo alla scrittrice/regista Marguerite Duras con cui divideva la passione per la cinepresa come una seconda penna, destinata a captare dalla realtà i segni di trasformazione della società e del paesaggio uma- no. Scriveva: “Il problema non è girare, il problema è abituarsi a guardare attraverso l’oculare, attraverso l’inquadratura di una macchina da presa, ovvero quello che sarà un’immagine, non importa quale, ma un’immagine racchiusa in un quadro: guardare come la vita si mette in scena e si compone. Potete fare esperienza ovunque. La vita si mette in scena da sola. È questo che bisogna osservare”. Un Leone d’oro a Venezia nel 1985 (“Senza tetto né legge”), una Palma d’oro alla carriera nel 2015, un Oscar onorario nel 2018,

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