Addio al “faraone” Mubarak

EGITTO/PER 30 ANNI ALLA GUIDA DEL PAESE, FU TRAVOLTO DALLA PRIMAVERA ARABA



di Alberto Zanconato

IL CAIRO (Egitto). Le prime immagini che il mondo ricorda di lui sono quelle di un uomo in divisa dell’aeronautica, sanguinante, che si guarda intorno spaurito ma cerca di infondere coraggio a chi gli sta vicino. E’ il 6 ottobre del 1981 e un gruppo di islamisti balzati a terra da un camion militare ha appena attaccato con granate e colpi di mitragliatore la tribuna su un largo viale di Nasser City, alla periferia del Cairo, dove il presidente Anwar Sadat sta assistendo ad una parata. Sadat rimane ucciso con altre dieci persone, pagando così la colpa di avere firmato la pace con Israele.Quel generale dell’aeronautica sconosciuto ai più, Hosni Mubarak, diventa presidente per governare il Paese con pugno di ferro per 30 anni, preservare l’amicizia con Israele e cercare di mediare la pace per i palestinesi. Non è un caso che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen abbiano celebrato con toni commossi la figura dell’ex presidente, morto ieri e già abbattuto dall’ondata delle Primavere arabe del 2011, pur ricordato con nostalgia da più di qualche egiziano, dopo la bufera che a partire da quell’anno ha sconvolto il Paese per portare semplicemente ad un ritorno dell’autoritarismo militare. Nostalgia che, in questi tempi non facili per il suo popolo, traspare anche dalle parole di Abu Mazen quando rende omaggio al mediatore che cercò instancabilmente una soluzione al conflitto israelo-palestinese, “nell’intento di garantire i diritti e l’indipendenza” dei palestinesi.Mentre Netanyahu ha espresso “dolore profondo a nome dei cittadini di Israele” per la scomparsa di quello che ha definito un “mio amico personale”. Nato nel 1928 in un villaggio del governatorato di Manufiyya, nel Delta del Nilo, Muhammad Hosni Sayyid Mubarak (questo il suo nome completo) ha tenuto abbastanza separata la propria vita privata da quella istituzionale.Sposato ad una mezza-britannica laureata all’Università americana al Cairo, Suzanne, Mubarak aveva giornate metodiche e salubri (niente fumo né alcol) che iniziavano alle sei del mattino. Sul piano politico, il ‘Faraone’ governò per lunghi anni con sistemi totalitari, che gli valsero questo soprannome. Per quasi tutti i suoi quattro mandati tenne il Paese in stato di emergenza, giustificando la draconiana misura con la minaccia dell’estremismo islamico, che comunque lo colpì soprattutto nel ventre molle (e lucroso) del turismo. La stabilità e lo sviluppo economico del Paese contribuirono comunque a fa accettare agli egiziani i suoi metodi, anche grazie ad una politica di parziale apertura avviata negli anni 2000 su pressioni americane. Poi arrivò la Primavera Araba, e anche il presidente che era sembrato invincibile (sopravvivendo tra l’altro a diversi attentati tra cui il più grave ad Addis Abeba nel 1995) dovette arrendersi. Ma a costringerlo alle dimissioni non fu solo la rivolta popolare.Decisivi furono l’abbandono dell’alleato americano e delle forze armate, con- trarie alla successione dinastica che Mubarak preparava con l’auspicata ascesa alla presidenza del figlio Gamal. Mubarak lasciò il potere nel febbraio 2011 e a maggio la magistratura cominciò a perseguirlo assieme ai figli - Gamal, appunto, e Alaa - per l’uccisione di centinaia di manifestanti e per malversazione nella ristrutturazione di residenze presidenziali. Nel 2012 fu condannato all’ergastolo, poi annullato, e nel 2017 tornò in libertà dopo sei anni passati per lo più in un ospedale militare. Le ultime immagini che il mondo ricorda di lui sono quelle di un vecchio malato, steso su una barella nella gabbia degli imputati in tribunale.

AmericaOggi.us Tutti i diritti riservati

Crea un account
e ottieni contenuti esclusivi e molto altro