Addio al “lager” italiano



MIGRAZIONI/LAMPEDUSA, IL VIMINALE DECIDE LA CHIUSURA TEMPORANEA DELL’HOTSPOT

ROMA. Il Viminale decide di ammodernare l'hotspot di Lampedusa e avvia "un progressivo e veloce svuotamento" della struttura che inevitabilmente andrà incontro a una "chiusura temporanea". La notizia è stata diffusa in giornata e fa seguito a un incontro tenutosi al Ministero dell'Interno tra il Capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, il Direttore Centrale dell'immigrazione e della Polizia delle frontiere del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, nonché il sindaco di Lampedusa. Ma la struttura è ormai da tempo sotto i riflettori di associazioni e organizzazioni umanitarie, come dimostra la presa di posizione di ieri della Croce rossa italiana che lancia un allarme sui temi di accoglienza. Pena, avverte, considerare "conclusa la nostra esperienza presso il Centro". Nella mattinata di ieri al Viminale è stata fatta una disamina delle condizioni dell'hotspot, anche alla luce "del recente incendio doloso che ha reso inagibile una ulteriore sezione alloggiativa, già compromessa da analoghi precedenti epi- sodi". A questo punto quindi si metterà mano alla recinzione, ai locali mensa e al sistema di videosorveglianza. Tuttavia, ha tenuto a precisare il Viminale, per far fronte a eventuali emergenze "saranno assicurate le esclusive operazioni di primissimo soccorso e identificazione, in vista della conseguente distribuzione territoriale dei migranti". Già dallo scorso febbraio comunque il Ministero dell'Interno, insieme alla Prefettura di Agrigento, ha avviato un monitoraggio "assiduo" dell'hotspot, effettuato "per più giorni consecutivi e con cadenza ravvicinata". Un'operatività che però non ha schermato il Viminale dalle critiche di Mauro Palma, ga- rante nazionale dei detenuti, che pochi giorni prima, pur sottolineando "la dedizione e la competenza di chi lavora nell'hotspot", aveva esortato a "fissare i tempi" per la permanenza dei migranti e ad accelerare le procedure di identificazione perché "bisogna avere il diritto di uscire e non attraverso i buchi nella rete". Come accennato, la Croce rossa è tornata ad accendere un riflettore sulle condizioni dell'hotspot di Lampedusa. Anche nella sua veste di partecipante alla gestione del Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), ha puntato il dito sui tempi eccessivi di permanenza delle persone accolte: la struttura dovrebbe prevedere "una permanenza effettiva di 24/48 ore, mentre in realtà - ha denunciato - i tempi vanno molto oltre, fino a toccare picchi di molte settimane, se non mesi". Il tutto a danno della "qualità dell'accoglienza di lungo periodo", per questo la Croce rossa chiede "un rapido e efficace intervento volto a dare risposte che vadano verso "quello che è il nostro obiettivo da quando abbiamo preso in carico l'accoglienza sull'isola". Vale a dire "il profilo umanitario oltre alla sicurezza sia per gli ospiti sia per gli operatori". Diverso il parere del sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, che si augura per il futuro "di avere un'isola dove vivere in santa pace". Senza centro di accoglienza, ha spiegato, "Lampe- dusa non sarà un porto di sbarchi. E si potrà avere un po’ di tranquillità, perché nell'ultimo periodo erano aumentati i furti e gli altri casi di criminalità". In realtà i giudizi critici sull'hotspot non sono cosa nuova: solo pochi giorni fa la Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili (Cild), insieme all'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e a IndieWatch, ha puntato il dito, dopo una verifica sul posto, sulle "condizioni di vita drammatiche e sulle sistematiche violazioni dei diritti umani". Un giudizio negativo lo esprimevano sulla qualità del cibo, sui servizi igienici, sulle docce e sui "materassi sporchi e malmessi". Inoltre gli osservatori avevano anche riscontrato difficoltà nel formalizzare le domande di protezione internazionale e sul fatto che ai richiedenti asilo non venisse rilasciato alcun titolo di soggiorno, "cosa che impedisce ai migranti di lasciare l'isola".

L'incendio doloso a cui ha fat- to riferimento il Viminale, scoppia- to la sera dell'8 marzo, a detta dei vigili del fuoco non avrebbe pro- vocato danni ingenti. Tuttavia il fuoco è divampato nello stesso padiglione colpito da un incendio nel febbraio del 2009, provocando peraltro gravissimi danni. L'hot- spot di Lampedusa è stato teatro, anche recentemente, di forti prote- ste da parte dei migranti. A fine gennaio, in 42, quasi tutti di nazio- nalità tunisina, dopo alcuni giorni di digiuno si sono cuciti la bocca con ago e filo: chiedevano di esse- re trasferiti dall'isola, dopo una per- manenza a Lampedusa di diverse settimane, e di non essere rimpa- triati.


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