Addio Alessandro Leogrande



MUORE A 40 ANNI LO SCRITTORE SEMPRE VICINO AGLI ULTIMI. SCRISSE LA FRONTIERA

ROMA. Sempre dalla parte degli ultimi ai quali ha dato voce in reportage, inchieste, libri, Alessandro Leogrande, morto a 40 anni improvvisamente e prematuramente, ha indagato sulla sofferenza e l’indifferenza del nostro presente. “Da qualche parte nel futuro, i nostri discendenti si chiederanno come abbiamo potuto lasciare che tutto ciò accadesse” ha scritto ne ‘La frontiera’, il suo ultimo libro pubblicato nel 2015 da Feltrinelli, sulla linea immaginaria eppure realissima che separa e unisce il Nord e il Sud del mondo.

La sua scomparsa per un malore improvviso, il 26 novembre nella sua casa a Roma - annunciata dal padre Stefano in un messaggio sul sito La Ringhiera - ha sconvolto la sua famiglia e lasciato senza fiato tutti i suoi amici, colleghi e lettori che ricordano oltre al suo talento, curio-ità e passione nel raccontare mafie, caporalato, migranti e ingiustizie del nostro tempo, anche la sua dolcezza e gentilezza. “Alessandro era la Gioia, che entrando in casa, ci coinvolgeva e travolgeva, roboante e trascinante; ma era anche il lavoro fatto bene, analitico e profondo; tutto alla ricerca della verità; ed era anche la denuncia; fatta con lo stile dell’an- nuncio, che, nonostante tutto, un mon-o migliore, è ancora possibile. Ho sempre percepito, orgogliosamente, che la Sua essenza fosse molto, ma molto migliore della mia. Oggi questo padre si sente orfano” scrive Stefano Leogrande. E sui social non si fermano i messaggi di dolore per una perdita che in tanti non riescono ad accettare. “Addio amico mio, addio anima che aveva il coraggio della bontà e dell’indignazione. Questo mondo di merda l’hai davvero cambiato” scrive Saviano su Facebook e sottolinea: “La tua vita è insostituibile, come la tua intelligenza”. E lo ringrazia “per essere stato un meridionalista geniale. Grazie per tutto ciò che ho imparato da te. Grazie per aver raccontato gli ultimi, sempre”. “A noi resta il tuo sguardo, il tuo metodo” dice l’autore di Gomorra. Originario di Taranto dove era nato nel maggio 1977, laureato in filosofia, vicedirettore de ‘Lo Straniero’ diretto da Goffredo Fofi, con il quale ha curato l’antologia ‘Nel Sud senza bussola. Venti voci per ritrovare l’orientamento’, collaboratore di diversi quotidiani e riviste tra cui ‘Il corriere del Mezzogiorno’, ‘Internazionale’, ‘Minima&moralia’ e Radio3, Alessandro era anche consulente culturale del Salone del Libro di Torino. “E’ stato fra gli elementi della squadra a offrire uno fra i più importanti contributi di idee, sguardi, e proposte. Stava già lavorando con la stessa energia a nuovi progetti per l’edizione 2018" hanno ricordato il presidente Massimo Bray, il vice-presidente Mario Montalcini e il direttoe editoriale Nicola Lagioia. Fin dall’esordio nel 2000 con ‘Un mare nascosto’ (L’Ancora del Mediterraneo), tutto incentrato su Taranto, Leogrande ha mostrato quanto fosse profondo il suo impegno sociale come sottoli-ea nel suo messaggio il padre: “si è impegnato in difesa degli ultimi e dei ferocemente sfruttati nei più diversi contesti: nell’ambito del caporalato, degli immigrati, dei desaparecidos in Argentina, ed ovunque ci sia stato un sopruso”. In ‘Uomini e caporali’, uscito per Mondadori nel 2008 e poi per Feltrinelli, ha compiuto un viaggio nella Capitanata tra i nuovi schiavi del Sud, ne ‘Le male vite’ (L’Ancora del Mediterraneo, poi Fandango), con cui fra l’altro ha vinto nel 2003 il Premio Sandro Onofri e il Premio Napoli, si è occupato del contrabbando di sigarette e di multinazionali. Con ‘Il naufragio. Morte nel Mediterraneo’ (Feltrinelli 2011), sulla tragedia della motovedetta albanese piena di profughi nel marzo 1997 nel canale d’Otranto, ha vinto invece il Premio Ryszard Kapuscinski e il Premio Paolo Volponi e dal libro è stata tratta l’opera Katër i Radës. E’ autore anche di ‘Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra’ del 2006 (L’ancora del Mediterraneo), di ‘Fumo sulla città’ (Fandango, 2013), ‘Adriatico’ (nella collana digitale Zoom di Feltrinelli) e ha curato anche l’antologia di racconti sul calcio ‘Ogni maledetta domenica’, nel 2010 per minimum fax. Di Alessandro Leogrande anche uno dei sette racconti per Paolo Borsellino raccolti, a 25 anni dalla strage di via D’Amelio, ne ‘L’agenda ritrovata’, a cura di Marco Balzano e Gianni Biondillo, pubblicata da Feltrinelli nel giugno 2017 e sicuramente stava lavorando a nuovi progetti e percorsi.


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