Addio all’eroe di Tangentopoli

MILANO/E’ MORTO SAVERIO BORRELLI, IL MAGISTRATO CHE ANCORA DIVIDE L’ITALIA

di Stefano Rottigni


MILANO. “Resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave” contro le riforme della giustizia del secondo governo Berlusconi. Un verbo reiterato tre volte che ormai fa parte della storia italiana e racconta una delle fasi più calde del complesso rapporto tra politica e giustizia. In questo luglio 2019 se ne va anche Francesco Saverio Borrelli, classe 1930, magistrato per 47 anni, capo del pool che condusse l’indagine di Tangentopoli. E il suo discorso del 12 gennaio 2002 con cui aprì per l’ultima volta l’anno giudiziario a Milano, con l’invito a magistrati e cittadini a schierarsi, risuona forte ancora oggi. Dimostrando quanto poco le cicatrici di Mani pulite si siano rimarginate. Su una cosa ammiratori e detrattori di Francesco Saverio Borrelli sono d’accordo: l’ex capo del pool di Mani pulite è stato un’indiscusso protagonista della storia italiana. Per molti nel bene, come servitore dello Stato, per altri nel male, come fautore di un’intromissione nelle competenze della politica che ancora oggi qualcuno si spinge a definire “un colpo di Stato”. La sua morte ha immediatamente riacceso il dibattito su che cosa fu Mani Pulite: un ritorno alla legalità oppure un modo per sostituire la vecchia classe dirigente del Pentapartito? Non ha dubbi sulla prima lettura il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, esprimendo il suo cordoglio, ha definito Borrelli un “magistrato di altissimo valore, impegnato per l’affermazione della supremazia e del rispetto della legge, che ha servito con fedeltà la Repubblica”. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Camera, Roberto Fico, che lo ha ricordato come “magistrato integerrimo e un uomo delle istituzioni che ha scritto una parte importante della storia del nostro Paese”. La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ne ha riconosciuto gli “incarichi di grande prestigio ed estrema delicatezza”. Naturalmente si colloca sulla stessa linea chi per anni gli è stato vicino, a partire dal procuratore di Milano, Francesco Greco, che fece parte del pool: Borrelli è stato “un grande capo che ha saputo anche proteggerci, un grande magistrato che ha fatto la storia di questo Paese”. “Con la sua guida autorevole - ha aggiunto - ha fondato lo spirito moderno dell’ufficio nell’intransigente rispetto dei valori di indipendenza e legalità. Il suo esempio ispira quotidianamente il nostro lavoro. Nei nostri cuori vive con orgoglio la sapienza di un uomo speciale”. Secondo Armando Spataro, che fu tra i magistrati più rappresentativi della Procura di Milano, il celebre “resistere, resistere, resistere” di Borrelli durante l’inau- gurazione dell’Anno giudiziario del 2002 fu indirizzato “a tutti gli italiani, contro il degrado in cui rischiava di finire il Paese, e non solo ai magistrati”. Per l’ex procusta. “Ebbe la funzione di guidare un sovvertimento istituzionale da parte di un corpo dello Stato nei confronti di un altro. Non è una mia opinione personale, i giuristi lo chiamano colpo di Stato”, ha sottolineato Bobo, mentre Stefania ne ha parlato come di uno dei protagonisti di “un’infausta stagione”. Paolo Pillitteri, in quegli anni sindaco di Milano e cognato di Craxi, ha usato toni più sfumati e ha invitato a una riflessione: “Parce sepulto (perdono al defunto ndr.). E’ un commento che dice molto e non è liquidatorio né riassuntivo. E’ un pensiero di rispetto per i morti”. Per Pilliteri va distinto il Borrelli di mani Pulite e quello “di qualche anno fa, che ha mostrato una forma di pentimento, di riflessione. Non mi sembrava entusiasta di quanto è successo dopo. Si sarà chiesto se ne è valsa la pena e forse si sarà detto no”. Chiara Moroni, figlia di Sergio, parla- mentare socialista che si suicidò agli albori dell’inchiesta, ha sottolineato che Mani pulite “è innegabile che ebbe un’agenda politica forte e l’uso politico della giustizia ha cambiato il rapporto fra magistratura e politica. Di questo Borrelli è stato fortemente interprete”. Per Chiara Moroni, su quanto accaduto in quegli anni, “ancora non è stata fatta una riflessione collettiva condivisa, e questa - ha concluso - è una mancanza grave”.

AmericaOggi.us Tutti i diritti riservati

Crea un account
e ottieni contenuti esclusivi e molto altro