Addio Erika , città in lutto



TORINO/ACCUSA PER PIAZZA SAN CARLO, ORA IL REATO È OMICIDIO COLPOSO

TORINO. La bolgia di piazza San Carlo si colora di morte. Erika Piolatto, la più grave fra le 1.527 persone rimaste ferite il 3 giugno, non ce l’ha fatta: il suo cuore ha cessato di battere all’ospedale Giovanni Bosco. E Torino piomba nello sgomento. Il Comune proclama il lutto cittadino per lunedì. Le bandiere sono a mezz’asta. La sindaca Chiara Appendino sostituisce la sua foto-copertina su Facebook con un’immagine nera. “In un momento di così profondo dolore - scrive - ogni parola sarebbe superflua. Posso solo esprimere le più sincere condoglianze mie e di tutta la Città”. Numerosi sono i torinesi che le chiedono di annullare le feste patronali del 24 giugno, giorno di San Giovanni, e il Gay Pride di oggi. L’inchiesta giudiziaria cambia passo: adesso il reato è omicidio colposo. E più duro di altri è il commento dell’arcivescovo Cesare Nosiglia: “La morte di Erika aggrava an- cora più profondamente lo scoramento del nostro animo, ma anche il giudizio già severo formulato dopo quanto è accaduto a Piazza San Carlo. La ferita al cuore stesso della città resterà come un marchio che pesa sulla nostra coscienza di cittadini e su quanti sono stati la causa diretta o indiretta degli assurdi incidenti”. Erika, di Domodossola, aveva 38 anni e non era una grande appassionata di calcio: in piazza San Carlo aveva accompagnato il fidanzato, tifoso della Juventus. “Siamo molto scossi”, dice la sorella, Cristina. “Morire così è davvero assurdo”, scrive su Twitter il trainer bianconero, Massimiliano Allegri. “Una morte assurda in quella che doveva essere una notte di festa. Riposa in pace, Erika” è il messaggio di Dybala. Il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, parla di “tragediaincomprensibile”. Condoglianze alla fa- miglia arrivano da Matteo Renzi. La camera mortuaria allestita al Giovanni Bosco è un via vai di torinesi: “Non la conoscevo - dice un ragazzo - ma eravamo entrambi in quell’inferno. E ora lei non c’è più”. Lungo abbraccio, all’uscita, fra la sindaca Appendino e i genitori della donna. Tra i politici c’è chi (come Osvaldo Napoli, di Forza Italia) si chiede se sia il caso di fare partire la commissione di indagine istituita dal Consiglio comunale o se non sia meglio attendere la magistratura. Il consigliere Enzo Lavolta (Pd), che ne è il presidente, dice che andrà avanti. Le domande sono quelle che rimbalzano ormai da tredici giorni. Cosa è successo in piazza San Carlo? Cosa ha spaventato la folla? Cosa non ha funzionato? E’ colpa di chi? Procura e Digos sono al lavoro. Il fascicolo resta a carico di ignoti. Dopo l’esame della copiosa documentazione acquisita in Questura, Comune e Prefettura si vedrà. Intanto il caso approda alla Camera, dove il sottosegretario Domenico Menzione risponde una interpellanza della deputata dem Silvia Fregolent: il servizio di sicurezza obbediva a uno “standard consolidato”, con 150 agenti tra polizia, carabinieri e guardia di finanza coadiuvati da oltre un centinaio di unità della polizia municipale, due posti medici avanzati, controlli ai varchi, zero alcolici. Non c’erano ordinanze a vietare bottiglie di vetro, e Menzione ha spiegato che non c’erano nemmeno in altre occasioni, visita del Papa compresa. Quanto alla pre- senza di ultras diffidati, il Daspo non può precludere l’accesso di un tifoso in una piazza. Fregolent dice di non essere soddisfatta: “Siamo stati gli unici a non chiedere le dimissioni di Appendino. Ma chi ha sbagliato deve pagare”.


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