Aferpi/Jindal illustra ai sindacati il piano per Piombino



Al via con 435 lavoratori. I sindacati e Regione: scongiurare esuberi

ROMA. Le acciaierie di Piombino apriranno i cancelli a 435 lavoratori già nella seconda metà di quest'anno, si passerebbe poi a 705 nel 2020 per raggiungere quota 1.500 a regime, nel 2022, con i forni elettrici in funzione. La tabella di marcia messa a punto dagli indiani di Jindal per l'Aferpi non scontenta sindacati e Regione, che mirano a "far colare di nuovo l'acciaio" in città. Cosa che sarebbe assicurata dalla riattivazione dell'area a caldo dello stabilimento, ma resta da capire come assorbire tutta l'occupazione, che oggi conta quasi due mila unità, e come gestire un progetto che coprendo cinque anni richiederà un massiccio ricorso agli ammortizzatori. D'altra parte siamo ancora alle battute iniziali. Il polo siderurgico è passato nelle mani di Jindal, che l'ha rilevato dagli algerini di Cevital per 90 milioni, giusto la settimana scorsa. Quello presentato dal gruppo indiano nel corso del tavolo al ministero dello Sviluppo economico non è infatti il vero piano industriale ma solo le sue linee guida. Seguiranno a stretto giro altri incontri, anche con il ministero del Lavoro per ottenere la cassa integrazione. "La piattaforma è seria", dice il governatore della Toscana, Enrico Rossi. "In prospettiva parlano di tre milioni di tonnellate e di tre forni, che sarebbe un successo ma noi - sottolinea - oltre alla prospettiva vogliamo avere tempi certi e garanzie". In particolare si punta a far tornare a lavoro subito, e non nel 2019, cir- ca 200 persone da impiegare nelle operazioni di demolizione (ci sono aree da smantellare). Non convincere soprattutto la data, indicata tra 18 mesi, per la presentazione del progetto che riguarda i forni elettrici, il cuore dello stabilimento. Sindacati ed enti locali chiedono in coro di anticiparla, almeno per la metà del prossimo anno. Anche i mesi contano. Guardando agli ammortizzatori sociali, nel 2021 ce ne sarebbero da coprire tre di cassa a rotazione, al momento non alimentati. A denunciare il "buco" è Mirco Rota della Fiom, che non nasconde come "teoricamente una parte, seppure piccola" della forza lavoro attuale rischi "l'esubero". La Fim con Fausto Fagioli, non esclude il pericolo ma fa notare che da qui al 2022 "ci saranno circa 60 pensionamenti l'anno". Quanto agli investimenti Guglielmo Gambardella della Uilm spiega: "Siamo rimasti con 19 milioni, che vanno bene all'inizio ma non sono certo sufficienti per portare a compimento tutto il progetto". Per l'operazione complessiva sarebbe necessario, stima, "circa un miliardo", soprattutto "se si fanno tre forni e un nuovo treno di laminati". Comunque dalle tre sigle arrivano parole rassicuranti, da "condividiamo le linee guida" a "ci sono tutte le premesse". Ora gli occhi sono puntati sulla versione finale del piano che dovrebbe essere pronta per la prima decade di giugno. E dovrebbe spuntare anche il nuovo brand dell'impianto, che, raccontano i sindacati, potrebbe tornare al vecchio nome, acciaierie 'Lucchini'.


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