Al lavoro per creare lavoro


IL MINISTRO LUIGI DI MAIO SUGLI SCOTTANTI TEMI SOCIALI ITALIANI ED EUROPEI


ROMA. Sono stati numerosi gli incontri avuti con operai e cittadini dopo l’insediamento del nuovo Governo giallo-verde, dal vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e del Welfare Luigi Di Maio. Il capo del Movimento Cinque Stelle, votato con il 32% delle preferenze alle scorse elezioni, ha parlato di innovazione,

diritti e tutela per tanti che oggi sembrano “invisibili” agli occhi dello Stato.

Proclami a parte, sarà veramente un Governo di rinnovamento? La risposta nelle affermazioni del leader pentastellato che abbiamo raccolto per voi seguendo i suoi ultimi interventi.

Partiamo subito con il tanto chiacchierato “Reddito di Cittadinanza”...

“Il reddito di cittadinanza si configura come uno strumento a sostegno dei i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno; l’ammontare stabilito in base alla soglia di rischio di povertà è fissato in 780,00 euro mensili per persona singola. L’obiettivo è consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, infatti l’erogazione di tale reddito presuppone un impe- gno attivo di chi beneficerà dello stesso, al quale saranno proposte offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego ma anche possibilità formative, e se nell’arco di due anni il soggetto beneficiario avrà rifiutato tali offerte decadrà dall’erogazione del reddito. È chiaro credo che non si vogliono elargire somme come una sorta di beneficenza senza scopo, anche perché chi riceverà il reddito, secondo parametri molto seri e rigidi, dovrà offrire otto ore di lavoro settimanali a servizio della proprio comunità, ovvero del Comune in cui è residente”.

E per i giovani?

“Per i giovani sotto i trent’anni, che non studiano e non lavorano, pensiamo di istituire degli accordi con le aziende, in modo che essi possano frequentare dei seminari formativi presso dei privati, e in tal modo crearsi delle competenze per immettersi sul mercato del lavoro. Mi fa piacere precisare che nessuno attraverso questa forma di sussidio se ne starebbe a casa, percependo denaro per stare seduto sul divano”.

Ma creare nuovi posti di lavoro, significa anche agevolare i pensionamenti...

“Anche su questo stiamo lavorando. C’è oggi la necessità di abolire gli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma Fornero, quindi agevolare l’uscita dal mercato del lavoro, con uno stanziamento previsto di 5 miliardi, dando la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto conto anche dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti”.

Immigrazione, un problema che l’Italia affronta da anni, è d’accordo con la linea di Salvini?

“Pienamente d’accordo. È bastato dire qualche no e non solo abbiamo ricevuto l’approvazione degli italiani, ma anche la giusta attenzione internazionale al problema. Finalmente giungono quei risultati europei, che si dovevano attivare da tempo. Salvare i migranti nel Mediterraneo non è un dovere solo italiano, ma di tutta l’Europa. E vedere la Spagna che accoglie la nave Aquarius e Malta, da sempre contraria all’accoglienza, che fa attraccare la Lifeline con 8 Paesi disponibili per la distribuzione dell’accoglienza migranti sicuramente è un ottimo inizio. Possiamo essere orgogliosi che le cose cominciano a funzionare”.

Meglio, quindi, un atteggiamento risoluto?

“Sì, risoluto, proponendo la soluzione dei problemi. È proprio grazie a questo atteggiamento che veniamo ascoltati. Nella politica internazionale, ad esempio, abbiamo parlato a Trump della Russia senza problemi”.

Torniamo all’economia e dunque al lavoro...

«A livello europeo si fanno direttive su modelli di imprese degli altri Paesi che non hanno con quelle italiane nessuna similitudine. Il nostro tessuto produttivo ha dimostrato la bravura delle piccole aziende che hanno creato un marchio riconosciuto a livello internazionale, il Made in Italy, producendo eccellenze. E sono proprio le piccole aziende la maggiore risorsa del- l’economia italiana. Ecco perché la cosa più importante a livello europeo è rimettere le piccole imprese al centro della nostra normativa. Abbiamo il dovere di proteggere il tessuto produttivo italiano”.

Tanti altri i temi affrontati dal vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e del Welfare, nei suoi vari incontri con i cittadini, dai vitalizi alla “burocrazia che attanaglia lo Stato”, all’accessibilità a Internet per tutti, un folto programma di governo che seguiremo con attenzione, perché il futuro della nostra Italia ci sta a cuore ed a dispetto di proclami e programmi ciò che davvero conterà saranno gli obiet- tivi raggiunti e la loro sostenibilità sul medio-lungo periodo.

*Per gentile concessione di Albatros/ Direttore Lucia de Cristofaro

#dimaio

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