Al Nord resta l’allerta fiumi

MALTEMPO/LA PIENA DEL PO MINACCIA L’EMILIA ROMAGNA E IL VENETO



di Renato Botto

TORINO. Il ciclone ‘Luis’ che ha devastato la Liguria e il Piemonte ha lasciato il nord-ovest, dove la situazione è migliorata, ma il maltempo ha colpito altre regioni, in particolare la Sardegna e la Calabria e resta l’allarme per la piena del Po, in Emilia Romagna e, oggi, per il Veneto. E’ cominciato il calcolo dei danni: la prima stima della Liguria è di 330 milioni, il governatore ha indicato due priorità: la ricostruzione del viadotto della A6 Torino-Savona, crollato ieri pomeriggio per una frana che non ha miracolosamente coinvolto persone, e la Valle Bormida. Per ricostruire il tratto di autostrada divelto da una colata di fango, alberi e massi, ci vorranno 3-4 mesi, ha annunciato l’Autostrada dei Fiori, concessionaria dell’autostrada che è uno dei principali assi di collegamento tra il Piemonte e la Liguria. Sono già state riaperte al traffico, invece, la A5 Torino-Aosta, chiusa per precauzione per la grossa frana che incombe su Quincinetto (Torino) e la A21 Torino-Piacenza, dove si era improvvisamente creato un cratere con un diametro di una decina di metri, evitato da un’auto in transito. La devastazione lasciata dalle piogge torrenziali e dall’esondazione dei fiumi è stata definito dal governatore del Piemonte un “bollettino di guerra”: restano sfollate oltre 600 persone, oltre un centinaio le strade chiuse o con traffico limitato. Su tutto il Piemonte resta “forte” il pericolo di valanghe: oltre i 2.300 metri di altitudine l’altezza nella neve fresca raggiunge in alcune località i 2 metri e 10 centimetri. In valle d’Aosta è invece cessata l’emergenza: Champorcher e Gressoney sono uscite dall’isolamento. Il premier Giuseppe Conte, ieri a Melfi, ha parlato della necessità di accelerare i tempi di spesa degli 11 miliardi di euro che, in un piano pluriennale, sono stati destinati alla protezione del territorio nazionale. Secondo la Coldiretti i danni causati in 10 anni dalle calamità naturali ha raggiunto i 14 miliardi di euro. Moltissimi campi sono ancora allagati per le piogge e l’acqua uscita dagli argini di fiumi e torrenti. In 48 ore gli interventi dei vigili del fuoco in tutta Italia sono stati 2.300 e sono stati mobilitati migliaia di volontari della Protezione Civile. Sempre oggi sono stati salvati due giovani escursionisti, intrappolati dalla tormenta di neve in un rifugio dell’Alta Valle di Susa, in provincia di Torino. C’è un lato positivo dell’eccezionale nevicata: le località sciistiche del Piemonte avranno un buon fondo per preparare le piste per l’apertura della stagione, nel weekend dell’8 dicembre, ma in alcune stazioni anticipata: ai 2000 metri del Colle del Sestriere, ad esempio, è caduto un metro di neve. Per il momento, tuttavia, sono di più i danni e i disagi causati dal ciclone: strade distrutte, campi allagati, spiagge spazzate via dalla mareggiata, danni ad abitazioni. A Pavia il Ticino l’esondazione del Ticino ha allagato il quartiere Borgo Basso, a Ferrara sono state sgomberate le abitazioni e le aziende nelle aree golenali. A Ospedaletti (Imperia) è stata evacuata una scuola con un centinaio di alunni. Nel nord della Sardegna sono stati evacuati asili e scuole, alle porte di Sassari il rio Calamasciu ha allagato la ferrovia. Allagamenti anche in Calabria, nel Catanzarese e nella provincia di Vibo Valentia: a Pizzo un torrente ha rotto gli argini allagando l’abitazione e l’agrumeto di una coppia di anziani che sono stati salvati dall’intervento dei carabinieri e di altri soccorritori. Sulla strada Polia-Francavilla Angitola, sono state liberate 10 auto rimaste bloccate dal fango.

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