Al Qaeda ridimensionata



TERRORISMO/DA MINACCIA GLOBALE A ORGANIZZAZIONE DI SECONDO PIANO

Da minaccia globale e pericolo numero uno, a organizzazione terroristica di secondo piano ridimensionata dal- l’ascesa dei ‘rivali’ del sedicente Stato islamico (Isis). A 15 anni dagli attacchi alle Torri Gemelle l’al Qaeda che fece tremare il mondo è un movimento molto diverso nei leader, nella forza economica, nella capacità di attrarre nuovi militanti ed eseguire attacchi in grande stile. Proprio l’attacco alle Torri Gemelle rappresenta per il gruppo jihadista uno spartiacque. Prima, c’è l’ascesa formidabile di un gruppo nato tra le gelide montagne dell’Afghanistan durante il jihad contro i sovietici. Dopo, i terribili attentati e l’inizio della guerra al terrorismo (vedi Afghanistan e Iraq) lanciata dal- l’America e i suoi alleati per arginare quella minaccia arrivata a colpire uno dei simboli dell’Occidente. Negli anni la forza di al Qaeda è stata len- tamente ma inesorabilmente erosa. Migliaia di miliziani sono stati uccisi e, soprattutto, è stato chiuso il rubinetto dei finanziamenti provenienti dal Golfo. Ma a stroncare le ambizioni di al-Qaeda è stata senza dubbio l’uccisione del suo leader Osama Bin Laden. Quel giorno, il 2 maggio del 2011 ad Abottobad, in Pakistan, venne dato il colpo decisivo alla rete internazionale del terrore che da allora non è più riuscita a tornare ai fasti di un tempo. Dietro la caduta di al aeda c’è innanzitutto un problema di leadership. Il nuovo capo, l’egiziano Ayman al-Zawahiri, non può contare sul carisma che aveva il suo predecessore. Come conseguenza, l’organizzazione non ha più avuto presa sulle masse islamiste che per anni sono state il suo serbatoio per il reclutamento. Manca poi una definizione chiara di un obiettivo da conseguire con una precisa strategia. Inquesti anni, al-Zawahiri non è riuscito a indicare ai suoi uomini la meta alla quale aspira al Qaeda. Tutto l’esatto contrario del leader dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, che con la proclamazione della rinascita del califfato ha offerto un ‘sogno’ a decine di migliaia di uomini e donne che si sono riversate in Iraq e Siria.La capacità di mobilitazione dell’Isis è stata favorita dalla sua concreta presenza sul territorio che ha reso tangibili gli appelli dei leader del gruppo che nasce proprio dall’esperienza di al-Qaeda in Iraq.L’ascesa dell’Isis, frutto anche della propa- ganda, ha inoltre avuto l’effetto di far dirottare nelle casse di al-Baghdadi quel fiume di denaro messo a disposizione da quanti strumentalizzano il terrorismo per propri fini e che in precedenza alimentava il movimento qaedista. Oggi al Qaeda non può ancora considerarsi estinta, come di recente ha affermato l’ex ambasciatore iracheno presso la Lega Araba. “Certamente al Qaeda ancora esiste, il suo leader è Ayman al-Zawahiri e il suo vice è Ahmed Abouel-Kheir - ha spiegato -. L’organizzazione è basata sul confine tra Pakistan e Afghanistan e resta in contatto con le sue branche in Arabia Saudita, nel Nord Africa, in Africa e anche in Yemen”. Il suo ridimensionamento, tuttavia, è sotto gli occhi di tutti. In Siria ha dovuto accettare gioco forza l’addio di Jabhat al-Nusra, uno dei gruppi jihadisti più forti che fino a pochi mesi fa combatteva sotto le sue insegne. In Iraq è scomparsa e oggi quasi tutti gli attentati vengono rivendicati dall’Isis. Anche in Yemen sta arretrando davanti all’offensiva della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. E anche l’attacco dello scorso anno a Parigi contro la sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, ri- vendicato da al Qaeda nella penisola araba (Aqpa), l’ala yemenita dell’organizzazione guidata da Ayman al- Zawahiri, sembra più il tentativo disperato di ungruppofinitoda troppo tempo nel cono d’ombra dell’Isis, che un massacro compiuto da jihadisti in espansione. Nonostante tutto, al Qaeda riesce comunque a posizionarsi attualmente sullo scacchiere internazionale della jihad, essendo il main group in molte regioni del Medio Oriente e dell’ex blocco sovietico. Ecco perché a tutt’oggi i vertici dell’Isis, il nostro principale problema terroristico odierno, vedono in al Qaeda un partner con cui fare affari e portare avanti la causa jihadista. Se per motivi ideologici i due gruppi non possono in alcun modo trovare conciliazione, possono sicuramente farlo in nome del denaro, che come sappiamo muove montagne e, in questo caso, permettere di guardare oltre il mero ostacolo valoriale. Ecco che, a prescindere dai resoconti militari e le statistiche governative, al Qaeda lungi dall’essere sconfitta rappresenta ancora oggi, a distanza di quindici anni da quell’11 settembre, una minaccia che permane sul futuro dell’umanità.


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