Al Sisi: fuori i colpevoli


CASO REGENI/IL PRESIDENTE EGIZIANO E IL PARLAMENTO VOGLIONO SCOPRIRE CHI HA TORTURATO IL GIOVANE RICERCATORE ITALIANO


IL CAIRO. Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi e la dirigenza politica egiziana, con il sostegno del parlamento del Cairo, vogliono arrivare a scoprire chi ha torturato a morte Giulio Regeni. Visti gli antichi e stretti rapporti anche economici tra Italia ed Egitto, un insabbiamento delle indagini sarebbe inammissibile. A sostenerlo, in dichiarazioni ufficiali, è il vicepresidente della Commissione Esteri del parlamento egiziano, Tarek El Khouly. Rispondendo alla domanda "chi ha ucciso Regeni?", il 31enne deputato già capo del Comitato giovanile della campagna elettorale di Sisi tre anni fa ha sostenuto che "in qualsiasi posto del mondo errori vengono commessi da apparati di sicurezza" e il caso Regeni "forse è un crimine riguardante un apparato di sicurezza egiziano, o forse no". "Come Parlamento e come giovani", comunque, "vogliamo sapere la verità": quello di "Regeni ci ha colpito profondamente perché è simile al caso di Khaled Said del 2010", ha aggiunto El Khouly, riferendosi "al giovane egiziano che fu ucciso dalle forse di sicurezza dell'epoca e che è stato uno dei motivi dello scatenarsi della rivoluzione di gennaio", quella del 2011 anti-Mubarak. "Siamo in una fase di transizione democratica, dopo una rivoluzione", ha ricordato fra l'altro il parlamentare, di formazione avvocato, che è stato a lungo portavoce del movimento rivoluzionario '6 Aprile’ da cui però poi ha preso le distanze opponendosi poi anche ai Fratelli musulmani. "In Egitto, errori e crimini vengono commessi da qualche individuo delle forze di Sicurezza. Si fa luce su questi errori e crimini e si portano in giudizio gli autori per eliminare il fenomeno", ha sostenuto El Khouly, sottolineando poi di aver "ben seguito" il caso Regeni quale componente della commissione parlamentare creata sulla vicenda. "L'obiettivo" della "Commissione con- giunta" - formata da componenti di quelle Esteri, Difesa, Sicurezza nazionale e Diritti dell'Uomo - è quello di "svelare l'autore" dell'uccisione di Regeni "chiunque egli sia perché non accetteremo di nascondere alcuna persona, qualsiasi sia il posto che occupa nello Stato", ha sostenuto il deputato. Inoltre, ha detto El Khouly, "teniamo alle relazioni relazioni italo-egiziane, perché l'Italia è il primo partner commerciale dell'Egitto. Le relazioni sono antiche, estese e solide" anche se "il caso Regeni ha influito" negativamente su tali rapporti: "Dunque abbiamo bisogno" di svelare il responsabile di questo crimine "per poter chiudere il dossier". Dopo aver affermato che "l'Egitto ha cominciato a fare passi importanti" attraverso l'azione del Procuratore generale Nabil Ahmed Sadeq (tra l'altro l'interrogatorio dei funzionari incaricati di seguire Regeni), il numero due della Commissione Esteri del Cairo ha aggiunto: "Penso ci sia un ordine della dirigenza politica egiziana, del presidente in persona, indirizzato al Procu- ratore generale, di scoprire l'autore dell'uccisione di Regeni, chiunque egli sia". "Il caso Regeni è stato sfruttato in maniera politica sia in Italia che in Egitto", ha proseguito il deputato, assicu- rando che "cercheremo, fino all'ultimo di scoprire l'autore di questo crimine odioso". "Per preservare le relazioni tra i due Paesi e fermare lo sfruttamento politico da parte dei partiti qui o là, bisogna separare il percorso delle relazioni italo-egiziane da quello dell'inchiesta", che "comunque non si fermerà", ha assicurato El Khouly.


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