Al via l’aumento Unicredit, azioni e diritti affondano



Manovra da13mld finoal10marzo. Occhi sui cambi di azionarato

MILANO. Parte con vendite sul titolo e sul diritto di opzione l'aumento di capitale di Unicredit da 13 miliardi di euro. Le azioni - che dopo lo stacco del diritto di opzione ripartivano in Borsa dal valore di 13,11 euro - hanno lasciato sul terreno il 6,8% a 12,21 euro. Il diritto di opzione, invece, è affondato a -18,85% (10,59 euro). A pesare sulla seduta i timori di un'uscita della Francia dall'euro e dalla Ue nel caso di vittoria alle presidenziali di Marine Le Pen che hanno spinto al rialzo lo spread e affossato i mercati. Quanto all'aumento di Unicredit "nonostante il significativo overhang (afflusso di azioni sul mercato, ndr), manteniamo una posizione positiva sull'azione" scrivono gli analisti di Banca Imi mentre Banca Akros fissa in 18,8 euro il nuovo prezzo obiettivo, dopo lo stacco del diritto diopzione e conferma la raccomandazione ad acquistare le azioni, così come fa Equita secondo cui il nuovo prezzo obiettivo è di 16,4 euro. La conclusione dell'operazione è programmata per il 23 febbraio con riferimento ai diritti di opzione esercitati nel corso del periodo di sottoscrizione ed entro il 10 marzo per quanto riguarda la parte rimanente dell'offerta in opzione. Nel dettaglio i diritti di opzione potranno essere esercitati per sottoscrivere l'aumento fino al 23 febbraio in Italia e Germania e dall'8 al 22 febbraio in Polonia mentre saranno negoziabili in Borsa fino al 17 febbraio. Il prezzo di sottoscrizione è di 8,09 euro. Sono offerte 13 nuove azioni ogni 5 azioni ordinarie o risparmio possedute. La maxi manovra è garantita da pool di banche e costerà al gruppo di Piazza Gae Aulenti un massimo di 500 milioni di euro. Una cifra ripartita in spese per consulenza, spese vive e delle commissioni di garanzia. Il mercato guarda a come e a quanto cambierà il volto dell'azionariato post-ricapitalizzazione. Già dall'assemblea di metà gennaio che ha dato il via libera all'aumento, si è avuta una chiara indicazione di come sia già segnata la ritirata delle fondazioni, un tempo tra i soci di controllo. Cariverona (che a ridosso dell'aumento ha limato la propria quota al 2,23%) non impegnerà l'intera partecipazione. Cr-Torino (2,34%) può sottoscrivere per l'intera tranche o seguire la strada di Verona. Modena e Bologna che dovrebbero sciogliere il sodalizio in Carimonte, si diluiranno ancora. Gli altri enti hanno ormai quote marginali.


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