Aleppo, via all’evacuazione



BEIRUT. Un militare che si arrampica fino alla cima di un traliccio, da dove sventola una bandiera siriana. È l'imma- gine simbolo, trasmessa dalla tv di Damasco, della riconquista governativa di Aleppo, dove l'inizio dell'evacuazione di migliaia di miliziani ribelli, civili e centinaia di feriti ha posto fine ad un assedio dei quartieri est della città che durava da oltre quattro anni. "Ad Aleppo si sta facendo la Storia", ha annunciato in un videomessaggio su Telegram il presidente Bashar al Assad. Ma il prezzo della sconfitta degli insorti è una parte della città distrutta e sofferenze immani per i tanti civili ridotti allo stremo. "Sentiamo che la vicenda di Aleppo sarà ricordata come una pagina nera nella storia delle relazioni internazionali", ha detto Jan Egeland, consigliere per le questioni umanitarie dell'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan de Mistura. "Una città costruita da centinaia di generazioni - ha aggiunto - è stata distrutta da una generazione". E intanto si ricomincia a parlare di negoziati sul futuro della Siria. La Turchia, fino a pochi mesi fa contraria alla permanenza al potere di Assad, ha fatto sapere che il suo ministro degli Esteri incontrerà il 27 dicembre a Mosca quelli della Russia e dell'Iran, i maggiori sponsor del regime siriano, per discutere di una possibile "soluzione politica" alla guerra civile. Secondo fonti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e russe sono circa un migliaio le persone finora evacuate da Aleppo est a bordo degli ormai famosi autobus verdi utilizzati in altre operazioni simili precedenti. Nel primo trasferimento, secondo il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), sono stati impiegati 20 autobus e 13 ambulanze. I feriti portati in salvo sono stati 26, su un totale stimato di circa 300, secondo Ralph al Hage, un portavoce dello stesso Cicr. Ma l'operazione, che dovrebbe durare ancora diversi giorni, ha rischiato di saltare quando miliziani lealisti non identificati hanno sparato su alcune ambulanze che, prima dell'avvio ufficiale dei trasferimenti, si muovevano da Aleppo est per portare fuori dei feriti, ha riferito un membro dei cosiddetti 'elmetti bianchi’, gli addetti alla difesa civile ad Aleppo est, affermando che cinque persone, tra cui due operatori della stessa orga- nizzazione, sono rimasti feriti. È difficile stabilire quanti devono essere ancora evacuati. Secondo la Russia, l'operazione riguarda 5.000 miliziani ribelli e le loro famiglie, ai quali è stato garantito un corridoio umanitario per dirigersi verso ovest. Jan Egeland ha detto che circa 50.000 hanno lasciato l'area di Aleppo est e sono ora in contatto con il personale delle Nazioni Unite e dei suoi partner. Ma non si sa quanti vogliano effettivamente lasciare la città. I feriti, ha precisato Al Hage del Cicr, saranno ricoverati in ospedali nell'ovest della provincia di Aleppo. I ribelli armati dovrebbero raggiungere la provincia nord-occidentale di Idlib. Gli altri civili dovrebbero avere la scelta di dove vogliono andare. Il passaggio dal territorio che era fino a ieri in mano agli insorti a quello controllato dalle forze lealiste è avvenuto al posto di blocco di Ramuseh. Elizabeth Hoff, una funzionaria dell'Oms, ha riferito che sul posto non erano presenti forze dell'esercito siriano o di milizie loro alleate, ma solo soldati russi. E il generale russo Viktor Poznikhir ha detto che i convogli saranno seguiti da droni delle forze di Mosca al fine di "prevenire provocazioni". Ma l'ambasciatore francese alle Nazioni Unite, Francois Delattre, ha chiesto che sia permesso l'accesso ad osservatori internazionali. L'operazione, resa possibile da un accordo raggiunto martedì tra Russia e Turchia, era stata bloccata all'ultimo momento apparentemente per l'opposizione delle milizie sciite legate all'Iran.


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