Alfano apre al rinvio del voto


REFERENDUM/A CAUSA DELL’EMERGENZA TERREMOTO, SE LE OPPOSIZIONI LO CHIEDONO


ROMA. Per una manciata di minuti, a trentadue giorni dal voto, l'ipotesi del rinvio del referendum 'causa terremoto' sembra quasi, e repentinamente, prendere forma. E' il ministro dell'Interno Angelino Alfano a lanciare, di prima mattina, la sua proposta aprendo allo slittamento della data nel momento in cui lo chiedano le opposizioni. E Alfano si rivolge a chi ha vissuto in prima persona l'emergenza di un sisma: Silvio Berlusconi. Le sue parole, tuttavia, scatenano una vera tempesta. Dalle opposizioni arriva un coro di 'no' mentre Palazzo Chigi, ne- anche due ore dopo, "smentisce categori- camente" l'ipotesi. "Un tema surreale, che non esiste. Punto", è la la chiusura tranchant che poco dopo il premier Matteo Renzi affida a Radio24. Eppure, quella del rinvio è un'ipotesi che aleggia tra i palazzi della politica da un paio di giorni. Lanciata per primo da Pierluigi Castagnetti e 'cavalcata' da alcuni 'big' di Ap come Fabrizio Cicchitto e Maurizio Sacconi che si erano perfino appellati al Colle. A testimonianza del fatto che, perlomeno nell'area centrista, l'ipotesi era stata tenuta in considerazione. Poi, questa mattina, le parole di Alfano. "Il governo non farà alcuna richiesta di rinvio ma qualora una parte della opposizione fosse disponibile a valutarlo sarebbe un gesto da prendere in altissima considerazione", sottolinea il titolare del Viminale rivolgendosi, in particolare, a Forza Italia e definendo "fuori dalla logica" una campagna referendaria così "dura" alla luce della tragedia dell'Italia Centrale. A rispondere per prima è però proprio FI. "Un'ipotesi folle e irresponsabile, diciamo No", taglia corto Renato Brunetta mentre la Lega bolla come "inaccettabile" la proposta e attacca: "E' vergognoso che ora l'esecutivo strumentalizzi e sfrutti in maniera opportunistica la tragedia del terremoto". Dello stesso tono, nel pomeriggio, l'intervento di Beppe Grillo. "Ci lasci vota- re, un ulteriore rinvio sarebbe insopportabile. Dovete rispettare i vostri datori di lavoro", attacca il leader M5S accusando Renzi di "strumentalizzare" il sisma. Prima di lui, però, era stato lo stesso Renzi ad eliminare dal tavolo l'ipotesi. "E' legittimo che Alfano abbia dato una disponibilità alle opposizioni ma abbiamo detto che l'argomento non è in discussione", spiega il capo del governo che invita a "non incrociare" i due grandi temi del momento, referendum e terremoto. Sul secondo, Renzi peraltro annuncia il nuovo decreto per venerdì, assicura che "i soldi ci sono" e che "ricostruiremo tutto, a cominciare dalla Chiesa di San Benedetto". Sul voto del 4 dicembre, invece, il premier torna a puntare il dito contro i "leader del passato" schierati per il No, puntualizza nuovamente come il quesito non sia sul governo ma sulla riforma e, in merito alle tensioni registrate sullo spread, osserva: "A decidere sono i cittadini. Vediamo cosa accadrà con lo spread ma credo che l'Italia abbia la possibilità di entrare nel futuro. Di conseguenza il mondo si aspetta che l'Italia scelga il futuro". Una decisione che, a meno che il ri-orso di Valerio Onida al Tribunale di Milano non sia accolto in pieno, non potrà che vedere luce il 4 dicembre. "Il tema non esiste più, serviva il consenso di tutti", osserva in serata Castagnetti mentre dal Viminale fanno sapere come Renzi non abbia smentito in toto Alfano, definendo "legittima" la sua valutazione che - precisano - si riferiva ad una eventuale proposta che doveva venire dalle opposizioni. Un corto circuito, insomma. Che però, in fondo, poteva avare una sua concretezza. "E' paradossale che Renzi smentisca Alfano", sottolinea il bersaniano Davide Zoggia.


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