Alfano furioso sui guadagni



ROMA. Il direttore generale che ‘’guadagna sei volte più del premier’’, come dice il ministro Alfano, le ‘’star’’ di cui non si conoscono i compensi, come sottolinea Brunetta, la richiesta di Anzaldi a Campo Dall’Orto e Maggioni di dare il buon esempio e tagliarsi lo stipendio. Il giorno dopo della pubblicazione online di tutti i dati sui compensi di manager e giornalisti Rai, con 94 posizioni oltre i 200 mila euro, la politica pone soprattutto domande.

Non basta a fare chiarezza la voce del governo che con il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli risponde: “La Rai sta provvedendo agli adempimenti necessari di un obbligo previsto

dalla legge voluto dal Governo’’.

Una risposta verrà senz’altro oggi, quando presidente e dg saranno chiamati davanti alla Commissione di Vigilanza per rispondere alle polemiche sollevate dalla pubblicazione online degli stipendi, e dai vertici sembra di capire che verrà una mano tesa, così come è stato per la trasparenza, anche nello studiare soluzioni che possano aiutare la Rai a procedere in un cammino di regole etiche più stringenti.

Del resto in una lettera inviata a tutti i dipendenti Rai in occasione della messa online dei dati, Maggioni e Campo Dall’Orto scrivevano: ‘’La nuova politica per la trasparenza porterà in evidenza, tra le altre cose, anche dati sensibili che riguardano il nostro management e il rapporto con i nostri partner e fornitori. Si tratta di informazioni che probabilmente in una fase iniziale potranno dare adito a giudizi poco approfonditi ma, in breve tempo, questo lascerà il passo al vero significato di quanto oggi introduciamo: un approccio trasparente è un fondamentale alleato per l’innovazione e un inevitabile aiuto per supportare competenze e merito di coloro che lavorano nella nostra Azienda e con la nostra Azienda’’.

Per presidente e dg si vive ‘’un momento della storia della Rai particolarmente significativo e intenso, verso un

modello - quello della media company di servizio pubblico - che tutti noi siamo chiamati ad interpretare al meglio delle nostre competenze e professionalità. Invitiamo tutti, quindi - concludevano -, a lavorare insieme per una Rai ancora più aperta e innovativa, guardando al futuro in modo propositivo’’.

Oggi del resto, come ha anticipato ancora Giacomelli, è anche il giorno in cui saranno presentati ‘’alla Camera i risultati della prima consultazione pubblica sulla Rai, che forse concorreranno a dare un’idea ulteriore”.

Si tratta dei risultati di “CambieRai’’, il percorso delineato dal governo per arrivare al rinnovo della convenzione con la Rai. Per la prima volta, sulla scia di quanto realizzato in Gran Bretagna per la Bbc - così come per il Piano trasparenza -, si è svolta una consultazione pubblica per delineare la tv pubblica che verrà. Prima i tavoli tecnici con i soggetti interessati, poi un questionario rivolto a tutti i cittadini, quindi il percorso parlamentare. Ma le domande della politica rimangono.

Per Alfano comunque “In una grande democrazia come l’Italia non è possibile che il dg della Rai guadagni sei volte più del premier: se questa dirigenza continua così, sarà quella che a furor di popolo farà privatizzare la Rai”.

E aggiunge: “Se il canone dei telespettatori viene utilizzato per pagare non giornalisti interni all’azienda, ma persone prese magari dall’Espresso o da Repubblica che poi fanno trasmissioni flop dal 2%, questo non va bene”. Parla Alfano di quelle che il senatore di Forza Italia Renato Brunetta chiama ‘’star’’ e, in una interrogazione al presidente della Commissione di Vigilanza Roberto Fico chiede quali “misure intendano porre in essere i vertici Rai, al fine di rendere noti ufficialmente i com- pensi percepiti anche dai collaboratori a qualunque titolo impiegati in Rai, compresi tutti i conduttori, i giornalisti, e le cosiddette star della tv, applicando, così, in maniera integrale i principi di total disclosure affermati dalle numerose disposizioni di legge richiamate in premessa, alle quali la Rai deve sottostare”.

Ma non si ferma qui e in una seconda interrogazione vuole sapere “quali iniziative di propria competenza intendano assumere i vertici Rai al fine di rendere operativo il tetto massimo per i compensi dei dirigenti pubblici fissato, a norma di legge, in 240 mila euro annui”.

Per Michele Anzaldi, segretario della Vigilanza ed esponente del Pd, ‘’Il punto fondamentale però è che si trovi un criterio. Deve farlo l’azienda d’intesa con i sindacati interni, l’Adrai e l’Usigrai. Campo Dall’Orto e Maggioni dovrebbero proporre subito un tavolo’’.


AmericaOggi.us Tutti i diritti riservati

Crea un account
e ottieni contenuti esclusivi e molto altro