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Alfano punta al nuovo partito



ROMA. Un nuovo movimento moderato da preparare prima dell’estate e da lanciare a settembre. E’ su questo binario che Angelino Alfano tenta di dare uno scossone a Ncd, l’ennesimo sommovimento interno, conclusosi con le dimissioni da capogruppo di Ap di Renato Schifani.

Ma Ncd, nelle intenzioni del ministro dell’Interno, è tutt’altro che finito e, con il referendum costituzionale, è destinato a prendere una strada molto probabilmente diversa da quella dell’alleanza con Matteo Renzi. In un’intervista al Corsera, infatti, Alfano scarta quell’ipotesi di quarto polo al quale aveva accennato nelle setti- mane scorse (aumentando i malumori interni di chi guarda invece al modello Milano), chiude le porte alla Lega di Matteo Salvini tenendole tuttavia ben aperte a Silvio Berlusconi e ad una FI a trazione Ppe.

E, non a caso, lancia un attestato di stima a Stefano Parisi che, domani, sarà (come anche Flavio Tosi) alla kermesse organizzata in Sicilia dalla Fondazione Costruiamo il futuro presieduta da Maurizio Lupi. Il cantiere, insomma, è aperto e ha nel referendum la sua deadline entro cui farsi trovar pronti. Giovedì e venerdì prossimo

Alfano, a quanto si apprende, riunirà i suoi parlamentari per porre le fondamenta del nuovo progetto, prima della convention prevista a settembre.

Mentre nel gruppo al Senato il tramonto di un quarto polo slegato dal centrodestra e dal Pd sembra aver disarmato i malpancisti: una nuova emorragia nel gruppo, sottolinea una fonte parlamentare, è esclusa

e se ci sarà qualche uscita sarà solo fisiologica. Ma al di là degli alfaniani, è tutto il centro ad essere in movimento. In settimana una cena a tre tra Denis Verdini, Enrico Zanetti e Marcello Pera è servita per fare il punto sui Comitati per il Sì dell’ex presidente del Senato che - si apprende da fonti parlamentari - potrebbero vedere in campo più che esponenti verdiniani personalità come Giuliano Urbani o Lorenzo Ornaghi. Nel frattempo Zanetti e Ala provano l’ultima accelerazione sul gruppo unico: l’obiettivo è arrivare prima della pausa estiva a 20 deputati anche per aggi- rare la spinosissima questione del simbolo di Sc sul quale Zanetti e i deputati del gruppo Sc si avviano ad una vera e propria guerra, anche nella Direzione chiesta dai 16 deputati per mettere in minoranza, nel partito, il suo segretario.

Segretario, dal canto suo, che assicura che la Direzione ci sarà ma avverte come il vero banco di prova sarà il congresso di settembre. E mentre anche i deputati di Sc tentano di allargarsi puntando sul ritorno di qualche ex, resta sospeso il caso del simbolo. Con un’incognita: la sua proprietà apparterrebbe a Mario Monti che, al momento del suo addio, lo diede al partito solo in concessione.


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