Alitalia/Proroga a Fs, arriva norma conversione prestito

A rischio la nuova liquidità. Toninelli: mese più o meno non cambia nulla

di Enrica Piovan



ROMA. La variante tempo diventa sempre più determinante per il destino di Alitalia. Le Ferrovie dello Stato hanno bisogno di altri 60 giorni per il piano industriale, ma la cassa si consuma e i commissari possono concedere non più di 3-4 settimane. È in questo scenario che si profila il rischio di una nuova iniezione di liquidità per far sopravvivere la compagnia.

Il Mise prova ad accelerare e ha avanzato la richiesta di inserire nel decreto crescita una norma per dare la possibilità di convertire il prestito ponte in equity e consentire eventualmente allo Stato di entrare nella newco ma sulla formulazione ci sarebbe qualche perplessità e il ministero dell'Economia avrebbe quindi dato mandato di rielaborare una norma di sintesi delle diverse esigenze. Intanto cresce la preoccupazione dei sindacati che chiedono una soluzione prima delle elezioni e ribadiscono al Governo la necessità di una convocazione. Ma il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli rassicura, almeno sulla tempistica: "non mi impiccherei su una settimana in più o in meno dopo decenni all'interno dei quali Alitalia è stata semplicemente foraggiata ma non rilanciata con soldi pubblici". E ai dipendenti della compagnia dice: "state tranquilli e abbiate fiducia". Insomma: "se passerà un mese in più o un mese in meno, se sarà fine di aprile, penso sia veramente indifferente come data". Il dossier "è al Mise con l'interlocuzione diretta del mio ministero". Lo stato di salute dell'aviolinea, da quasi due anni in amministrazione straordinaria, è stata illustrata ieri dai commissari al sottosegretario ai trasporti e infrastrutture Armando Siri, sceso in campo a nome della Lega per affiancare la gestione del dossier portata avanti finora dal M5s con il vicepremier Luigi Di Maio. Quello di Siri è in realtà un ritorno sulla scena, visto che a dicembre si era già mosso su Alitalia incontrando il board di Lufthansa e aprendo ad un possibile rientro della compagnia tedesca, finora rimasta sempre alla finestra. "Stiamo lavorando positivamente", si è limitato a commentare Siri al termine dell'incontro al Ministero, durato poco più di due ore. Bocche cucite invece dai commissari Stefano Paleari, Daniele Discepolo ed Enrico Laghi, che hanno già lanciato il loro grido d'allarme la scorsa settimana in audizione, quando hanno intimato a Fs di formalizzare la richiesta di proroga o a rinunciare alla trattativa, avvertendo che il tempo massimo che potrebbero concedere è di 3-4 settimane, anche in considerazione dell'avvicinarsi delle elezioni. Le Fs, però, che hanno scavallato il termine del 31 marzo per la presentazione del piano senza alcuna comunicazione ufficiale, avrebbero bisogno di almeno altri due mesi, ovvero fino alla fine di maggio. Al momento infatti sul tavolo c'è solo la disponibilità di Delta a mettere nella newco per la nuova Alitalia fino al 15%, che unito al 30% di Fs e al 15% del Mef, lascerebbe ancora scoperta una fetta del 40%. Si continua a sondare China Eastern (di cui Delta detiene una quota di minoranza), mentre dalle società e partecipate pubbliche tirate finora in ballo (da Atlantia a Leonardo, fino a Cdp) non arrivano conferme. Intanto, la cassa continua a bruciare: a fine anno c'erano 506 milioni, ma secondo i calcoli di Andrea Giuricin dell'Istituto Bruno Leoni la compagnia "ha già bruciato di fatto tutta la cassa ed è già sotto di quasi 300 milioni di euro, un buco enorme che verrà fuori in tutta la sua tragicità a fine estate".

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