All’assalto della regione rossa

EMILIA ROMAGNA/SALVINI IN TOUR: “QUI CADRÀ IL SECONDO MURO DI BERLINO”



di Marcello Campo

FERRARA. In Emilia cadrà “il secondo muro di Berlino”. A trent’anni dall’abbattimento del simbolo della guerra fredda, Matteo Salvini ribadisce a Carpi che la conquista da parte della destra della Regione Rossa per antonomasia avrà un valore storico. Ma torna, più tardi a Ferrara, anche sulla vicenda legata alle minacce a Liliana Segre. Da un lato il leader della Lega ribadisce che è giusto difenderla, poi però accusa la sinistra di ipocrisia: “E’ giusto essere vicini a Liliana Segre e a chiunque sia vittima della violenza del prossimo. Però - aggiunge entrando alla Fiera di Ferrara - senza l’ipocrisia di qualcuno che a sinistra si sta sgolando per Liliana Segre e poi, quando sfila in piazza la Brigata ebraica il 25 aprile, la fischia perché odia Israele e lo vorrebbe cancellare dalla faccia della terra. Si dovrebbero vergogna- re”. In mattinata, davanti ad alcune centinaia di sostenitori, riscalda il clima tiepi- do di Carpi, una cittadina nel modenese dove il Pci viaggiava oltre il 70%. Qui l’ex ministro è certo che il 26 gennaio non si celebreranno semplice elezioni regionali, ma sarà “una festa della liberazione, una data che verrà scritta nei libri, la fine di cinquant’anni di comunismo”.

Riproponendo lo schema giù usato con successo in Umbria, Salvini trasforma questa elezione amministrativa in un test nazionale, attaccando di nuovo il governo Conte. “Se ci date una mano a vincere qui in Emilia - esclama in un megafono gracchiante - vi assicuro che torniamo al governo. Ora al governo c’è gente che scherza con i posti di lavoro, stanno massacrando la nostra economia, non glielo permetteremo. Il 26 non sarà una domenica di elezioni, ma rimanga scritto sui libri di storia come la festa della liberazione dell’Emilia Romagna”. Nel pomeriggio, a Ferrara, Salvini sceglie toni ancora più accesi: “Dateci una mano a fare qui in Emilia lo stesso che abbiamo fatto in Umbria. Il giorno dopo il voto emiliano vorrei prendere la soddisfazione di portare un caffè corretto in ufficio a Conte, Di Maio e Zingaretti, con un sorriso enorme, il sorriso dei giusti...”, aggiunge sarcastico. Anche qui in Emilia, a Polesine Parmense, alla fiera del maiale (“per la gioia - osserva - dei fonda- mentalismi islamici), a Reggio, a Carpi e a Ferrara, il copione è sempre lo stesso: bagno di folla tra gli stand della fiera locale, intervento da un palco anche improvvisato, e poi lunga fila di selfie con i suoi sostenitori. A Reggio, come a Carpi, qualche decina di contestatori, qualche scambio di offese e slogan verbali, ma nessun tafferuglio. Sotto il Municipio di Carpi, lo atten- dono in una trentina, intonando “Bella Ciao”, con uno striscione ironico, collegato alla locale festa della cioccolata: “Non confondiamo la cioccolata con la merda”, scritto in verde “padano”. E tra loro due bandiere, una del vecchio Pci, un’altra della federazione giovani comunisti italiani. Contestatori a cui Salvini risponde per le rime. “L’Emilia - commenta sceso dal palco - è una terra che merita molto di più: non vedo l’ora che arrivi il 26 gennaio quando, finalmente, dopo 50 anni si potrà scegliere il cambiamento. Avete visto quanta gente ad ascoltare. I contestatori non sono l’Emilia, sono una trentina di nostalgici che non si sono resi conto che il muro è crollato”. A fianco, un banchetto in cui alcuni esponenti del centrodestra locale chiedono una firma “per condannare il comunismo”, con sotto la foto di Stalin con una grossa croce sopra.

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