All’Opera una grande opera



DANZA/MERITATISSIMO SUCCESSO DEL BALLETTO DI CHAIKOVSKY IN PRIMA NAZIONALE

ROMA. Il Sovrintendente Carlo Fuortes ha dichiarato: “Con La bella addormentata va in scena al Teatro Costanzi di Roma la grande tradizione del balletto classico”. Ed è assolutamente vero. Un prodotto di alta qualità “italiana” Orchestra, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma con la partecipazione degli allievi dell’ottavo corso della Scuola di Danza diretta da Laura Comi e l’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma. Italiani dunque, nella danza di gran livello hanno letteralmente catturato il pubblico del Costanzi: Vito Mazzeo, la prima ballerina Rebecca Bianchi, i solisti Susanna Salvi, Claudio Cocino e Giacomo Luci, la solista Marianna Suriano nel ruolo della Fata dei Lillà e Annalisa Cianci in quello di Carabosse. L’allestimento scenico e i costumi sono di Aldo Buti. Dirigono l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma i maestri David Coleman e Carlo Donadio. E tanta ottima italianità splende ancor di più con la preziosa esperienza di Jean- Guillaume Bart, étoile all’Opéra di Parigi nel 2000, per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma in qualità di coreografo ospite, nominato proprio nel ruolo del Principe Désiré, durante una pausa in sala. Jean-Guillaume Bart parla del suo lavoro su La bella addormentata: “Il mio intervento è più legato alla coerenza drammatica. In questo ho cercato di ascoltare la musica di Chaikovsky con un orecchio nuovo. Marius Petipa è intervenuto spesso in maniera radicale sulla musica, cosa che non intendo fare. Recuperando la partitura nella sua omogeneità e interezza me ne servo per dare unità teatrale al lavoro, un senso drammatico, vero. Voglio ritornare a una pantomima più fluida e leggera, molto sulla musica, che renda scorrevole il racconto. Nella mia versione, il corpo di ballo non è uno sfondo decorativo, quasi neutro, è parte attiva che deve apportare una dinamica all’intera azione. Ho lavorato molto a partire dalle qualità tecnico- espressive dei ballerini”.

Lo spettacolo, tre ore di balletto, vola via come fossero 3 minuti. Il nuovo allestimento del Costanzi è sontuoso, fiabesco e meraviglioso, ambientato nel Settecento, scene bellissime e preziose e i costumi colorati ed eleganti, fra abiti ancient régìme, tutù leggerissimi o opulenti velluti, del grande Aldo Buti, ma in perfetta linea con la nuova versione. Un allestimento completamente danzato, elegantissimo e fluido: appena accennata la pantomima solo nel personaggio di Carabosse. E’ la danza la vera protagonista dall’inizio alla fine. Ma va doppiamente segnalata come ottimo lavoro da non perdere perché a danzare sono i giovani dell’eccellente Corpo di Ballo del Teatro e gli allievi della Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera diretta da Laura Comi. Quindi un capolavoro, un grande ritorno del balletto nella sua forma migliore, esteticamente e drammaturgicamente perfetta, a metà strada tra la storia e la fantasia, tra la vita e l’irreale. Il pubblico non assisteva ad una messa in scena così da tempo ed il merito del coreografo Jean-Giullaume Bart è proprio nell’aver colto il desiderio del pubblico di immergersi totalmente nella fiaba, e in un allestimento adatto e che piace ad ogni età, anche ai più piccoli. Tutto questo è il frutto della Eleonora Abbagnato che ha finalmente creato un corpo di ballo di gran classe e stilisticamente omogeneo. L’impresa è sostanzialmente riuscita anche questa volta e Abbagnato ha messo così un altro tassello in più in una versione questa che merita di rimanere nel repertorio del Teatro Costanzi. Importante segnalare le repliche da non perdere al Teatro La Fenice di Venezia dal 10 al 14 maggio prossimi.


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