Allarme Ong, si rischia il disastro umanitario





ROMA. A Les Cayes, una delle città del sud di Haiti più colpite dall’uragano Matthew, oggi c’è il sole. I convogli dei soccorsi possono spostarsi un po’ meno lentamente, ma il panorama non più offuscato dalla nebbia è allucinante.“E’ tutto distrutto, non esistono alberi in piedi, di campi coltivati non c’è più traccia e si farà di tutto per raggiungere tutte le zone ancora isolate in tre giorni al massimo per scongiuare il disastro umanitario”. Silvio Distilo, coordinatore di Oxfam ad Haiti per la risposta all’emergenza, racconta all’Ansa che più ci si avvicina a Les Cayes e più “l’impatto visivo è devastante”, ma la macchina degli aiuti è già operativa, in primo luogo per l’emergenza acqua. “Gli ingegneri di Oxfam stanno montando i tank per rifornire di acqua potabile gli ospedali, i centri di accoglienza, i comuni”, spiega Distilo che sottolinea l’importanza di “lavorare in maniera coordinata con la Protezione civile haitiana”. “Stiamo distribuendo kit igienico-sanitari” per evitare epidemie di colera, spiega l’operatore dell’organizzazione umanitaria. Ma servono soldi e Oxfam ha istituito un numero verde - 800991399 - per sostenere la risposta all’emergenza. Anche Unicef aperto una campagna di raccolta fondi per aiutare i bambini di Haiti: per questi primi interventi di soccorso sono subito ne- cessari 6 milioni di dollari. “Più di 350.000 persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria”, denuncia l’Agenzia delle Nazioni Unite. Dalla Caritas stanno arrivando aiuti a 2.700 famiglie (13.500 persone) per acquisto e distribuzione di 2.700 kit alimentari, 2.700 kit d’igiene e programmi per consigliare e sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione di malattie infettive. “La situazione è terribile, la popolazione è stremata, contiamo sugli aiuti interna- zionali serve tutto, abbiamo bisogno di aiuto”, è l’appello di Massimo Miraglio, padre camilliano di 51 anni, originario di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) che ad Haiti è responsabile di una missione tra le più povere del Paese e vive a Jeremie, la città maggiormente colpita e finora isolata. Solo ieri è stata raggiunta da un’equipe della Croce Rossa che ha iniziato la distribuzione di “kit per la potabilizzazione dell’acqua, igienico-sanitari, e con generi di prima necessità per le famiglie”, racconta Maria- giovanna Costa, delegata della Croce Rossa Italia per Haiti. L’obiettivo, spiega an- cora Distilo di Oxfam, “è uscire dalla fase dell’emergenza in sei settimane. E poi partire con la ricostruzione”.


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