Alleanza anti-terrorismo



E’ POSSIBILE TRA STATI UNITI E RUSSIA DOPO SAN PIETROBURGO

Il terrore è arrivato a San Pietroburgo. Nella città dello zar Vladimir Putin, una bomba artigianale ha mietuto al momento quattordici vittime, un bilancioche sembra destinato ad aumentare nelle prossime ore. Ma, probabilmente, questo attacco nella metro della città simbolo della nuova Russia, ambiziosa e decisa a combattere il terrorismo Islamico, segna una nuova fase della strategia del terrore. Fino ad oggi, solo il fondamentalismo ceceno aveva osato tanto. Ad oggi, nessuno aveva mai nemmeno ipotizzato di sfidare un Paese che, a ragione, non si fa problemi a rispondere con la stessa moneta a chi semina sangue e morte nelle nostre strade. Sebbene le autorità russe non ancora emettono bollettini ufficiali, segno di un pragmatismo e attenzione che guardano al prossimo futuro, questo attacco ha tutte le credenziali per essere collocato nell’ormai lunghissimo elenco degli attentati Made in Isis. Come tutti sappiamo la Russia è schierata in prima linea nella guerra allo Stato Islamico da oltre tre anni, combattendo con i fatti e non con le chiacchiere (ogni riferimento all’Europa non è casuale) i boia vestiti di nero. Bombardamenti a tappeto, truppe sul campo, difesa di Assad in Siria, intelligence attivissima in Medio Oriente e un nuovo tessuto diplomatico coltivato negli ultimi dieci anni, hanno reso la Russia del ventunesimo secolo una potenza ben diversa, ma senz’altro più efficiente, di quel che era l’impero sovietico. Tutti questi sono requisiti essenziali per essere attaccati dal fondamentalismo islamico. Ma adesso la domanda che tutti si pongono è “come reagirà Putin?”. Forte di un consenso internazionale senzaprecedenti, aiutato dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e dall’emergere di un sentimento neo nazionalistico in vari paesi europei che guardano con un sorriso alla sua fi- gura, il presidente russo di certo non attenderà a lungo per rispondere a chi ha sparso sangue nella sua San Pietroburgo. Sarà di certo una risposta ponderata, di questo possiamo essere certi, come tutte le sue mosse del resto. Una mossa che verrà inserita nel più ampio quadro di lotta al terrore che coinvolge la potenza cheha in Mosca la sua capitale. Probabilmente saranno incentivate ulteriori operazioni segrete, volte a eradicare il terrorismo sul territorio russo, così come saranno implementate ulteriori operazioni militari in Medio Oriente contro le principali roccaforti del Daesh. Ma una mossa che fino ad oggi era inimma- ginabile, potrebbe ora finalmente prendere corpo, ovvero la grande alleanza antiterrorismo con gli Stati Uniti d’America dell’era Trump. Come tutti sappiamo, corre buon sangue tra i due presidenti. Il tycoon americano non ha mai nascosto la simpatia nei confronti di chi, come lo zar Vladimir, combatte il terrorismo senza mezzi termini e senza alcuna paura. Simpatia che ora potrebbe diventare alleanza nel nome della guerra al terrorismo. Questo ipotetico asse potrebbe finalmente segnare una definitiva rottura, con le politiche attendiste e flebili della passata amministrazione Obama, soprattutto in virtù di un terrore che non accenna ad arretrare di un solo millimetro non solo in Iraq o Siria, ma soprattutto in Occidente, dove ha reclutato migliaia di giovani pronti a farsi saltare in aria per conquistare un fantomatico paradiso. Un’alleanza basata sui fatti e non sulle parole, porterebbe ad una sinergia tra le agenzie di intelligence americane e russe, coordinamento sul terreno delle armate, affinità valoriale e politica tra i due Paesi che in qualche modo continuano ad essere le due vere superpotenze mondiali. Ma soprattutto potrebbe generare quel tanto atteso fron- te comune contro coloro che hanno un unico obiettivo, lo sterminio dei Paesi liberi e dei relativi popoli. Pertanto se è vero che il terrorismo è oggi più attivo e ricco che mai, è altrettanto vero che oggi più che mai necessitiamo di un’allenza forte, coesa e focalizzata tra quei Paesi che quotidianamente vivono nell’incubodi un nuovo 11 Settembre. Stati Uniti e Russia non possono, anzi, non devono più aspettare. Il tempo dei cortei tra le strade di Parigi, dei proclami tanti amati dal politically correct e dei buoni propositi, è finito. Il terrore non arretra, il terrore non si ferma con le chiacchiere, ma con serie politiche di antiterrorismo. Le vittime di San Pietroburgo oggi e le vittime di New York, Berlino, Parigi, Bruxelles, Nizza e tanti altri luoghi, troppi altri luoghi negli anni passati, attendono giustizia. È giunta l’ora di reagire. Ora.


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