Alta tensione Usa-Russia


SCONTRO SU HACKER E SIRIA. OBAMA: “RISPONDEREMO AGLI ATTACCHI”. PUTIN: “AMERICANI ISTERICI”


MOSCA. “I ricatti con la Russia non hanno mai funzionato e non funzioneranno mai”. Vladimir Putin, dopo giorni di tensione crescente sulla rotta Mosca-Washington (con tappe negli scali intermedi Berlino-Parigi-Londra), ha interrotto il ‘silenzio stampa’ e ha dato la linea. Nel suo tipico stile: bastone e carota. Se da un lato, infatti, si è detto preoccupato per il deterioramento dei rapporti con gli Usa - “non per scelta della Russia” - e per l’assenza di dialogo (“prati- camente non c’è”), dall’altro il ministero degli Esteri ha annunciato che John Kerry e Serghei Lavrov si vedranno sabato prossimo a Losanna per discutere ancora una volta del ginepraio siriano. Il dialogo dunque c’è. Il rischio è che sia fine a se stesso. Putin in merito ha le idee chiare. “L’ammini- strazione Usa - sostiene - formula quello che le serve e poi insiste che sia eseguito: ma questo non è un dialogo, è un diktat”. Insomma, si torna sempre al solito punto. Quello degli interessi nazionali. Che la Russia pretende vengano riconosciuti dagli Usa sul piano del ‘confronto fra pari’. Rispetto dunque. Tant’è vero che sia Putin che Lavrov, nello stesso giorno, hanno rivangato - con evidente ironia pic- cata - l’ormai famigerata (per Mosca) battuta di Barack Obama sulla Russia “potenza regionale”. Lavrov ha definito le accuse d’interferenza nelle elezioni Usa come “ridicole” aggiungendo di non aver visto “una singola prova”. “E’ certamente lusinghiero - ha sibilato - avere questo tipo di attenzione, per una potenza regionale”. Al centro della querelle c’è il caso-hacker. Secondo gli Usa, dietro alle mail sottratte ai democratici c’è la Russia. L’accusa ormai è ufficiale e il portavoce della Casa Bianca ha detto che Obama valuta in merito risposte “proporzionali”, senza aggiun- gere però dettagli: se e quando sarà presa la decisione, ha avvertito, non verrà annunciata in anticipo né svelata dopo. Come se non bastasse, il presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, ha tacciato il consigliere di lunga data di Donald Trump, Roger Stone, di essere stato avvertito in anticipo dei piani di WikiLeaks di pubblicare migliaia di sue email hackerate e ha insinuato che il candidato repubblicano stia aiutando la Russia a inter- ferire nella politica americana. Beghe di politica interna, se si vuole; ma dato il contesto si stanno trasformando in un rischioso alterco internazionale. Putin, non a caso, ha bollato l’intera faccenda come “isteria” mirata a “distrarre” l’opinione pubblica americana e ha ammonito i candidati: “Sfruttando il tema russo avvelenano i rapporti bilaterali”. Che al di là di tutto, sono il vero obiettivo della Russia. Via i secondi, largo al faccia a faccia. Ormai la posizione di Mosca è che Francia e Germania non siano che inutili intermediari, tant’è vero che Putin ha accusato apertamente Parigi di essersi rimangiata “le promesse” e di non aver preso in considerazione le proposte della Russia nella bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Siria, per poi “incolpare la Russia del veto”. Così Francois Hollande ha fatto gli interessi degli Usa e non quelli del suo Paese, che pur si definisce una “grande potenza”. Parole dure. Come quelle riservate a Boris Johnson dalla portavoce del ministero degli Esteri, la caustica Maria Zakharova, che ha definito “vergognoso” l’invito del numero uno del Foreign Office a manifestare davanti all’ambasciata russa a Londra. Al contempo sul quotidiano Kommersant è approdata l’indiscrezione che vuole il ‘falco’ Yuri Ushakov, consigliere personale di Putin sulla politica internazionale e uno degli artefici della politica di ‘scontro’ con gli Stati Uniti, in sostituzione - forse già entro il prossimo marzo - per raggiunti limiti di età. Per i ‘putinologi’, si tratterebbe di un segnale distensivo. Bastone e carota, per l’appunto.


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA