Altre grane per Trump


IL NUOVO CAPO DELLA SUA CAMPAGNA ACCUSATO DI ANTI-SEMITISMO




WASHINGTON. Occhi puntati su Stephen Bannon, l’ex capo del sito di destra Breitbart scelto da Donald Trump per guidare la sua campagna elettorale per rimpiazzare Paul Manafort sull’orlo dello scandalo per legami con la classe dirigente ucraina. Ma ancora una volta il candidato repubblicano sembra non badare troppo alle ‘verifiche di background’, così si ritrova con uno stretto collaboratore in passato accusato di violenza domestica e che, a quanto risulta adesso, avrebbe pronunciato anche frasi antisemite. Lo ha affermato la ex moglie di Bannon, Marie Louise Piccard, stando ai documenti del 2007 relativi alla causa del loro divorzio. La donna aveva dichiarato che Bannon era contrario a mandare le loro figlie in una esclusiva scuola di Los Angeles in quanto non voleva che andassero a scuola con ebrei. Nel 1996 era stata ancora la stessa moglie ad accusare Bannon di violenza domestica, la denuncia era poi caduta non essendosi la donna presentata in tribunale al momento dell’udienza. Fa tutto gioco al fronte opposto, con la rivale democratica Hillary Clinton che continua a puntare il dito contro la ‘deriva di destra’ che a suo avviso Trump ha preso rendendo ‘mainstream’ movimenti un tempo ai margini e che adesso esprimono simpatia per il tycoon che aspira alla Casa Bianca. La guerra adesso è per il ‘voto etnico’: Hillary Clinton ha ispanoamericani e afroamericani tradizionalmente dalla sua, ma Trump non si dà per vinto e incalza, incurante delle accuse di razzismo. Ieri è stato il New York Times a tornare sull’argomento con una inchiesta che scava nelpassato di Trump e fa riaffiorare una vicenda con tanto di accuse di discriminazione che guadagnò le prime pagine nel 1968 quando il tycoon stava ancora imparando il mestiere nell’impresa di famiglia guidata dal padre Fred. “La mia eredità affonda le sue radici nell’eredità di mio padre”, ha ripetuto anche di recente il candidato riconoscendo il forte legame personale e nel business con il padre Fred.Ma il New York Times scava nel passato, quando ancora giovanissimo affiancava il padre sui cantieri per imparare il mestiere, e rievoca le accuse di discriminazione nei confronti di potenziali affittuari neri che nel 1968 portarono in prima pagina l’impresa edile di Trump, allora non ancora capofila nel mercato immobiliare di lusso ma tutta votata all’edilizia per la middle class. Pur non essendoci prove di un coinvolgimento di Donald Trump in prima persona, il New York Times sottolinea come la vicenda assuma oggi rilevanza alla luce dell’appello che il candidato repubblicano ha lanciato per conquistare i voti della comunità afroamericana. E come a dimostrare che la tensione è alle stelle, un nuovo ‘caso’ è esploso nel Maine che vede repubblicani e democratici contrapposti, con questi ultimi che chiedono a gran voce le dimissioni del governatore dello Stato Paul LePage esponente del Grand Old Party, accusato di affermazioni razziste. “I nemici al momento sono... le persone di colore e quelle di origine ispanica. E quando sei in guerra, se i nemici vestono in rosso e tu vesti in blu, e allora spari a quelli vestiti in rosso”. E’ questa la frase pronunciata da LePage e pietra dello scandalo e che ha fatto surriscaldare il clima.


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