Altre sanzioni alla Cina

HONG KONG E CORONAVIRUS/NUOVE ACCUSE DI TRUMP A PECHINO




WASHINGTON. Sale la tensione nella nuova guerra fredda tra Usa e Cina. Prima di trasformare la conferenza stampa in un confuso monologo e in un comizio contro il suo rivale Joe Biden, Donald Trump ha annunciato martedì sera di aver firmato la legge approvata all’unanimità dal Congresso che prevede sanzioni per i dirigenti cinesi responsabili della stretta a Hong Kong e per le banche che hanno attività con loro. Il presidente ha firmato anche un ordine esecutivo che mette fine al trattamento economico preferenziale per l’ex colonia britannica, che ora sarà parificata al resto della Cina. Provvedimento, ha spiegato, per le “azioni oppressive” di Pechino contro il popolo di Hong Kong, cui sono stati “tolti i diritti e la libertà”. Un giro di vite che ha indotto anche il New York Times a trasferire a Seul una parte dei propri giornalisti, quelli dell’edizione digitale. Poi il tycoon ha accusato la Cina di essere “pienamente responsabile di aver nascosto il coronavirus e averlo diffuso nel mondo”, escludendo di voler parlare con il presidente Xi Jinping. A rincarare la dose ieri è stato il segretario di Stato Mike Pompeo, annunciando restrizioni dei visti a certi dipendenti di compagnie tecnologiche cinesi, inclusa Huawei, che forniscono materiale di supporto a regimi coinvolti in abusi dei diritti umani, a partire da Pechino. Il prossimo passo potrebbe essere la messa al bando di TikTok. “Huawei è un’arma dello Stato di sorveglianza del partito comunista cinese che censura i dissidenti politici, consente i campi di internamento di massa nello Xinjiang e la schiavitù della sua popolazione”, ha denunciato il capo della diplomazia americana, in partenza lunedì prossimo per la Gran Bretagna dopo che Londra ha deciso di escludere Huawei dallo sviluppo delle reti 5G. “Ho convinto io molti Paesi a non usare Huawei”, si era vantato Trump, citando il Regno Unito e invitando a guardare anche all’Italia. Pompeo ha ammonito che il Dragone sta “mettendo a rischio la libertà e la democrazia con il suo comportamento espansionista, imperialista e autoritario” e ha avvisato che gli Usa useranno tutti “gli strumenti a loro disposizione per sostenere i Paesi convinti che Pechino abbia violato la loro sovranità nel Mar cinese meridionale”, dove “le cose stanno cambiando drammaticamente” per le rivendicazioni territoriali del gigante asiatico. La Cina ha bollato la mossa Usa su Hong Kong come un’interferenza “in questioni puramente interne”, annunciando che fornirà “le necessarie risposte a tutela dei suoi legittimi interessi” e imporrà “sanzioni contro rilevanti dirigenti ed entità Usa”. Intanto il ministero degli Esteri ha già convocato l’ambasciatore americano per esprimergli formalmente tutto il disappunto di Pechino. Che ha promesso ritorsioni anche contro Londra per l’esclusione di Huawei. L’Italia sembra riallinearsi sempre più nettamente agli Usa, pur in un ambito Ue. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha espresso “grave preoccupazione” per la stretta cinese e ha chiesto che “l’Unione Europea e gli Stati membri, nel dialogo con la Cina, continuino a sollevare la questione con una voce unica e coesa”. L’affondo di Trump contro Pechino è arrivato in una delle sue conferenze stampa alla Casa Bianca più sconcertanti, proprio quando sua nipote Mary, autrice di un libro bomba contro lo zio, rilancia i dubbi sulla sua salute mentale e lo invita a dimettersi. Ha speso solo sei minuti per rispondere a qualche domanda. Gli altri 57 sono stati un monologo a ruota libera, un flusso di coscienza difficile da seguire e capire, in cui ha toccato i temi più disparati e attaccato a testa bassa Joe Biden, che aveva appena presentato un piano da 2.000 miliardi di dollari per l’energia pulita entro il 2035. “E’ un burattino della sinistra radicale e un regalo per il partito comunista cinese”, ha sentenziato il tycoon. Ma molte delle tv americane, tra cui la Cnn e Msnbc, avevano già interrotto la diretta da un pezzo.

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