Altri documenti di Wikileaks




HILLARY/ASSANGE NE ANNUNCIA LA PUBBLICAZIONE PRIMA DELLE ELEZIONI

WASHINGTON. Stretta tra l’incudine e il martello degli strascichi dell’Emailgate e delle polemiche sulla fondazione di famiglia, Hillary Clinton si trova ora davanti all’incubo di nuove rivelazioni di Wikileaks prima dell’election day dell’8 novembre. Le ha promesse il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, annunciando su Fox News che i nuovi documenti potrebbero avere un effetto “importante” sulle elezioni. Si tratta, ha spiegato, di migliaia di pagine di documenti. Alcuni, provenienti da differenti istituzioni che hanno un rapporto con la campagna elettorale, hanno rivelato “delle angolazioni molto inattese, che sono assai interessanti, altri sono anche divertenti”. Wikileaks aveva già pubblicato circa 20 mila email interne del partito democratico alla vigilia della convention dell’Asinello a fine luglio, rivelando contatti tra dirigenti del partito e lo staff di Hillary per ‘fare lo sgambetto’ il rivale Bernie Sanders. Uno scandalo costato la poltrona alla presidente del partito, Debbie WassermanSchultz. Poco dopo Assange aveva fatto sape- re che Wikileaks possedeva altri documenti legati alla campagna di Hillary e aveva ventilato una nuova fuga di notizie. Il fondatore di Wikileaks si è rifiutato finora di rivelare da chi abbia ottenuto il materiale, ma l’intelligence Usa sospetta che siano stati hacker al servizio dei servizi segreti russi, penetrati nei pc del partito democratico e della campagna di Hillary. Sullo sfondo, l’ipotesi di un tentativo del Cremlino di dare una mano a Donald Trump, favorevole al dialogo e alla cooperazione con la Russia. O quantomeno di contenere l’eventuale vittoria di Hillary Clinton, più prevedibile in politica estera ma più antirussa: lei e Putin sono nemici dichiarati, anche da prima che l’ex segretario di Stato paragonasse l’annessione della Crimea a quella dei suddetti da parte di Hitler. Gli hackeraggi attribuiti ad hacker russi sono peraltro proseguiti: l’ultima vittima è stato il Nyt. E Hillary intanto continua la sua campagna e la sua raccolta fondi (18 mln in tre giorni tra Hollywood e Silicon Valley) con due eterne spine al fianco. Da un lato l’Emailgate, col nuovo capitolo di 15 mila nuovi messaggi scoperti dall’Fbi che un giudice ha ordinato di pubblicare al più presto, comunque prima del voto. Dall’altro, la controversa fondazione di famiglia, che nei giorni scorsi aveva annunciato l’uscita dal board del marito Bill e della figlia Chelsea e il rifiuto di donazioni straniere in caso di elezione di Hillary per evitare potenziali conflitti di interesse. Ma c’è stato un ripensamento: Chelsea resterà nel cda mentre il progetto più grande della fondazione, il Clinton Health Access Initiative, potrebbe continuare a ricevere contributi provenienti dall’estero. Una ipotesi che rischia di alimentare le polemiche da parte del candidato rivale, il repubblicano Donald Trump, che ha già chiesto un procuratore speciale per indagare sui rapporti a suo avviso clientelari tra i donatori della fondazioni e Hillary quando era segretario di Stato. Il tycoon non si limita ad attaccare l’av- versaria ma cerca anche di corteggiare le minoranze per risalire nei sondaggi: nel giro di 1-2 settimane presenterà il suo nuovo piano sull’ immigrazione, dove sta ammorbidendo i toni per recuperare il voto ispanico. Hillary prova a smascherarlo con video impietosi in tv: l’ultimo con i leader suprematisti bianchi che sostengono la candidatura del magnate, da esponenti del KKK a Stephen Bannon, il nuovo stratega della sua campagna elettorale, patron del controverso sito di ultradestra, Breitbart. Se Trump vince - avverte Hillary - queste persone potrebbero guidare il Paese.


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