Amazon pigliatutto

BEZOS FESTEGGIA I 25 ANNI DEL SUO COLOSSO. TRA NUOVE SFIDE

di Ugo Caltagirone 

WASHINGTON. All’inizio fu Cadabra: questo il nome scelto dall’allora trentenne Jeff Bezos per il portale di acquisti online che nei suoi desideri doveva diventare un mondo magico, quella magia evocata proprio dal termine “abracadabra”. Era il 5 luglio del 1994 e Bezos aveva da poco abbandonato il suo lavoro a Wall Sreet per volare con la moglie MacKenzie sulla West Coast e dare vita ai suoi sogni in un appartamento di Seattle. Ben presto qualcuno gli fece notare che Cadabra ricordava troppo da vicino il termine “cadavere”, e così Bezos ribattezzò la sua creatura Amazon: doveva diventare la più grande libreria online al mondo così come il Rio delle Amazzoni è il fiume più imponente sul pianeta. Ma all’inizio, anche quando arrivò la quotazione sul Nasdaq nel 1997, forse nemmeno Jeff immaginava l’avventura che lo aspettava: in 25 anni la sua creatura sarebbe diventata un impero, tra le tre aziende più ricche al mondo insieme a Microsoft e Apple. E’ lui l’uomo più ricco della Terra, con un patrimonio personale valutato in 156 miliardi di dollari al giugno 2019, più di Bill Gates. Il boom di Amazon risale solo agli ultimi anni. L’ascesa è stata lenta, oculata, con una strategia che ha respinto il guadagno facile e immediato ma che ha puntato a un consolidamento fatto di piccoli passi ma costante. Così mentre molti protagonisti della rivoluzione del web degli Anni ’90 e i primi del 2000 hanno fatto una brutta fine, Amazon è sopravvissuta ed ha spazzato via quasi tutti i concorrenti originari nel campo del’e-commerce. Dai libri ha cominciato a vendere i dvd, e poi i cd, e poi ancora capi di abbigliamento, giocattoli, mobili. I primi utili non sono arrivati che dopo alcuni anni dallo sbarco in Borsa, ma da allora è stata un crescendo inarrestabile. Oggi Amazon è tutt’altro che un cadavere, e le sue attività vanno ben oltre l’originario core business delle vendite online. Su queste ultime Bezos ha creato una fortuna, diventando protagonista assoluto in vari settori: dall’editoria con l’acquisto del Washington Post ad Hollywood con la fondazione degli Amazon Studios per fare concorrenza a Netflix e Hulu, fino alla corsa nello spazio con la fondazione di Blue Origin. Ma il grande colpo è stato nella grande distribuzione con l’acquisto per 14 miliardi di dollari del gigante Whole Foods. Dall’inizio del 2017 ammontano ad oltre 20 miliardi di dollari gli investimenti di Amazon per acquisire nuove realtà, una cifra che supera quella dei 23 anni precedenti. Proprio questa enorme espansione ha però messo in allarme le autorità di Washington che sempre più vogliono vederci chiaro su dove Amazon sta andando. Come per gli altri giganti del web - da Google a Facebook - la preoccupazione è legata al troppo potere che i big dell’hi-tech stanno conquistando, con molti in Congresso che chiedono regole più severe e stringenti. Un tema che sta animando anche la campagna elettorale per le presidenziali americane del 2020, con Bezos stretto tra Donald Trump che vuole fare pagare ad Amazon più tasse e candidati democratici come Elizabeth Warren che vorrebbero una separazione delle attività del gigante di Seattle. Ma Bezos tira dritto: per lui essere nel mirino per una realtà come Amazon è normale, ed è un modo per tenere alto il livello di guardia e lo standard delle proprie attività.

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