Ambasciata Usa nel 201



GERUSALEMME CAPITALE/PENCE INFIAMMA GLI ANIMI NEL SUO DISCORSO A TEL AVIV

TELAVIV. Gerusalemme è capitale di Israele, l’ambasciata Usa vi si trasferirà entro il prossimo anno e l’Iran non avrà le armi nucleari a causa di un accordo “disastroso” che l’America non intende certificare ancora. In un discorso dai toni pacati ma fermi, intriso di richiami alla Bibbia da devoto cristiano evangelico quale è, il vicepresidente Usa Mike Pence ha ribadito ieri al plenum della Knesset, il parlamento israeliano, la politica di Donald Trump per il Medio Oriente.Senza prestare alcun ascolto all’annunciata contestazione, non appena ha cominciato a parlare, dei deputati arabo israeliani infuriati per il suo intervento. In un parallelismo di tempi apparso quasi studiato per rimarcare lo strappo consumato con gli Usa, Abu Mazen è volato a Bruxelles per chiedere ai ministri europei di riconoscere senza indugi lo Stato palestinese per far riprendere i negoziati. Il passo, ha esortato, “incoraggerebbe i palestinesi, aiutandoli ad avere speranza nella pace”, senza dimenticare “le centinaia di risoluzioni dell’Onu e del Consiglio di sicurezza su questo tema”. Il capo della diplomazia Ue Federica Mogherini, ribadendo la posizione europea sulla “soluzione a due Stati con Gerusalemme come capitale condivisa”, ha però sottolineato la necessità di “un quadro multilaterale che comprenda anche gli Usa”.”Gli Usa da soli non ce la possono fare, ma senza gli Usa - ha ammonito - non ce la possiamo fare”. Accolto come un capo di Stato, Pence ha subito esordito nella sua visita affermando di considerare “un grande onore essere a Gerusalemme capitale di Israele”. Per poi aggiungere alla Knesset, in una standing ovation, che l’ambasciata Usa aprirà in città “entro la fine dell’anno prossimo. Trump - ha spiegato - con la sua decisione ha fatto la storia ed ha rimesso nel verso giusto 70 anni di errori”. Ma nel suo discorso c’è stato anche l’Iran: “Prometto a voi tutti solennemente - ha detto in un secondo scroscio di applausi - che gli Usa impediranno a Teheran di avere armi nucleari. L’accordo sul nucleare con l’Iran è un disastro e gli Usa non certificheranno più questa intesa mal concepita”. Nel vuoto delle relazioni con i palestinesi, Pence li ha però invitati “a tornare al tavolo dei negoziati. La pace - ha ammonito - può venire solo attraverso il dialogo. Gli Usa restano impegnati nella pace e sosterranno la soluzione dei due Stati se entrambe le parti lo vogliono”. Un intervento “molto” apprezzato da Netanyahu (e dal suo governo), che ha più volte definito l’alleanza con gli Usa e Trump “infrangibile”, grazie anche “alla storica decisione su Gerusalemme”. E i due potrebbero presto incontrarsi a Davos. La rabbia dei deputati della “Lista araba unita”, guidati da Ayman Odeh, è invece esplosa ad inizio intervento di Pence, quando hanno innalzato manifesti con la dicitura “Gerusalemme capitale della Palestina”. In un batter d’occhio sono stati allontanati dai colleghi avversari mentre tutta la Knesset applaudiva. Fuori, in Cisgiordania, già la prima manifestazione anti Pence prendeva forza a Nablus e uno sciopero di protesta è stato indetto per oggi, quando il vicepresidente Usa visiterà la Città Vecchia di Gerusalemme. Il discorso “messianico” di Pence, ha attaccato il segretario dell’Olp Saeb Erekat, “è un regalo agli estremisti nella regione”.


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