America first, ma non sol



DAVOS/IL DISCORSO DI TRUMP AL FORUM. IL PRESIDENTE FISCHIATO DAI GIORNALISTI

DAVOS. "L'America" sarà "sempre al primo posto" e "non tollereremo pratiche commerciali scorrette". Come era previsto, al forum di Davos Donald Trump ha fatto valere la sua idea di economia globale, in cui gli Stati Uniti proteggono innanzitutto gli interessi dei propri cittadini. Anche se, ha concesso la star della giornata, "America first non vuol dire America sola". L'atteso discorso di Trump davanti alla platea del business e della politica internazionale non ha tradito le attese. Il tycoon, arrivato in Svizzera con grandi fanfare, ieri ha spiegato le linee guida della sua amministrazione, il cui protezionismo è 'fumo negli occhi' per il gotha del libero mercato. Molto rilassato, e preceduto da una marcia tradizionale di una orchestra locale, Trump ha blandito la platea con toni rispettosi. "E' un privilegio per me essere qui dove leader del business, scienza, arte, diplomazia si riuniscono da molti anni per discutere di come portare prosperità, pace e sicurezza", ha esordito il presidente, il primo a partecipare al forum dai tempi di Bill Clinton. Poi, però, è andato subito al punto: "Sono qui per rappre- sentare gli interessi del popolo americano". Perché "Io credo nell'America e la metterò sempre al primo posto, come fanno gli altri leader". Come a dire, non sono un marziano come mi dipingete. Il suo obiettivo è chiaro. Presentare un Paese che oggi "è aperto alle imprese, dopo anni di stagnazione è tornato a crescere in modo straordinario ed è di nuovo competitivo", dove la Borsa ha creato "7.000 miliardi di dollari dalla mia elezione". Una delle chiavi della rinascita americana, secondo Trump, è quello che considera il suo fiore all'occhiello, la riforma fiscale. "Il più significativo taglio delle tasse nella storia americana", che farà crescere i redditi delle famiglie e favorirà gli investimenti delle im- prese, che già "stanno impegnando miliardi di dollari", ha annunciato giovedì a cena con alcuni tra i big delle imprese europee. Apertura al business, ma con paletti precisi: "Supportiamo il libero scambio, ma solo insistendo su un commercio giusto e reciproco possiamo creare un sistema che funziona non solo per gli Usa ma per tutti i Paesi". E per essere più chiaro, con buona pace dei globalisti: "Gli Usa non tollereranno più pratiche scorrette nel commercio internazionale". Trump ha attaccato "il massiccio furto di proprietà intellettuale, i sussidi industriali e una pervasiva pianificazione economica guidata dallo Stato". Il convitato di pietra, in questo caso, era la Cina, che è apparsa il bersaglio principale dei nuovi dazi imposti dagli Usa proprio pochi giorni fa. Che Trump sia allergico ai grandi accordi di scambio è noto. Ieri lo ha ribadito sottolineando che gli Usa "sono disponibili a fare accordi bilaterali per un mutuo beneficio con tutti i paesi che lo vorranno", inclusi quelli che fanno parte del trattato trans-pacifico, da cui gli americani si sono distaccati. Allo stesso tempo, il presidente ha chia- rito però che "America First non vuol dire America sola" e si è impegnato a riaffermare "l'amicizia e la partnership" per contribuire a costruire un mondo migliore". Così, ha ricordato che in tutti in consessi internazionali, dal G7 al G20, dall'Onu al Wto, la sua amministrazione "non solo è stata presente, ma ha portato il messaggio che siamo tutti più forti quando cooperiamo per obiettivi condivisi". Qui a Davos, Trump era considerato un ospite scomodo, se non addirittura un anta- gonista, per il suo modo di intendere le relazioni economiche internazionali. Al suo ingresso nella sala delle riunioni plenarie, gli è stata riservata un'accoglienza tiepida. All'inizio del discorso metà sala ha applaudito, l'altra metà no. E ci sono stati anche due momenti di contestazione, soprattutto quando il tycoon ha rispolverato la sua battaglia personale con i media 'cattivi' e fabbricanti di 'fake news'. L'interesse era comunque altissimo, la sala gremita e in molti non sono riusciti ad entrare. Perché quando parla Trump, nel bene e nel male, i riflettori virano sempre su di lui.


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