Amri: in Italia sì, ma solo


TERRORISMO/L’AUTORE DELLA STRAGE DI BERLINO. LA DIGOS RICOSTRUISCE IL SUO PERCORSO


MILANO. Se Anis Amri, in quei giorni braccato in tutta Europa per la strage del 19 dicembre 2016 al mercatino di Natale a Berlino, avesse potuto contare su una rete di supporto o anche su un generico contatto nel Milanese non si sarebbe trovato a muoversi da solo alle tre di notte del 23 dicembre in una piazzola davanti alla stazione di Sesto San Giovanni, destando l'attenzione dei due agenti che poi lo uccisero in un conflitto a fuoco. Un ragionamento logico corroborato ora da una lunga e complessa indagine, appena chiusa, della Procura di Milano che ha escluso che il soldato dell'Isis avesse alcun appoggio in Lombardia.

Il capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili, con i pm Piero Basilone e Paola Pirotta, infatti, ha inoltrato al gip Alessandra Simion la richiesta di archiviazione del fa- scicolo per terrorismo internazionale aperto per le indagini della Digos su un eventuale network di fiancheggiatori di Amri. Quel tunisino che sbarcò nel 2011, appena 18enne, da un barcone di migranti in Sicilia, passò quasi 4 anni in carcere prima di andare in Germania a fine 2015, radicalizzarsi, uccidere 12 persone con un tir e ripassare in Italia nella sua fuga verso sud, forse alla ricerca di un aiuto tra Roma e la Sicilia per tentare, si legge nelle carte dei pm, il rientro in Tunisia.

Nessuna prova, però, spiegano i pm nella richiesta di archiviazione, è stata trovata su possibili complici in Lombardia del tunisino che nel Milanese era solo di passaggio e nemmeno su addestratori o reclutatori a lui legati. Anche nelle inchieste dell'antiterrorismo a Roma e in Sicilia sono emerse finora solo conoscenze tra Amri e altri soggetti italiani o stranieri (alcuni espulsi in questi mesi).

L'indagine milanese, tuttavia, racconta con nitidezza la figura di quel giovane terrorista e del suo percorso di radicalizzazione. L'estremismo era già nella sua mente, scrivono i pm, quando sce-se dal barcone e venne erroneamente identificato come minorenne. Non manifestò mai, hanno raccontato alcuni testimoni, atteggiamenti ostili nei confronti dell'Italia e anzi era grato al Belpaese per il livello di accoglienza fornito ai profughi. Ospite in una comunità per minori a Catania, però, aveva già un atteggiamento da leader e aggressivo, dirigeva la preghiera islamica e con un gesto di sfida, una volta, fece trovare tutti i crocifissi della struttura appesi al contrario. La sua deriva si rafforzò nelle carceri, quando venne arrestatoper danneggiamento, lesioni e altri reati. Venne scarcerato il 18 maggio 2015, con 156 giorni di liberazione anticipata. Due altri testi hanno raccontato che Amri in quel periodo spesso litigava in un centro di accoglienza migranti a Caltanissetta, perché altri ospiti non volevano partecipare alle preghiere, momenti in cui lui incitava ad uccidere in nome di Allah. La scelta terroristica si realizzò in Germania, dove entrò in contatto con persone vicine all'Isis e nel settembre 2016 provò anche a ricon- tattare due giovani siciliane, una ancora minorenne, che aveva corteggiato. Tutte persone sentite nell'inchiesta, così come l'uomo che lo incontrò in piazza Argentina, a Milano, quando chiese in- formazioni per andare con un bus a "Napoli, Roma, a Sud". Lo guardò in modo strano quando provò a offrirgli una sigaretta, "come se la cosa lo avesse offeso". Fu una coincidenza il fatto che la sua fuga finì a Sesto, non distante da Cinisello Balsamo, altra città del Milanese con forte presenza di comunità islami- che e da dove partì il tir che lui, spesso 'fatto' di cocaina, rubò poi a Berlino.


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