Ancelotti ama il Bayern gestito da ex giocatori


TRA FUTURO E PASSATO, PARLA IL TECNICO DEI CAMPIONI TEDESCHI


MONACO DI BAVIERA. Dall’infanzia difficile di ieri “dove il proprietario terriero veniva e ci portava via la metà del raccolto”, alla gestione dei calciatori “ammirati oggi come 30 anni fa lo erano le stelle di Hollywood”; la vita di Carlo Ancelotti è pas- sata attraverso 5 Paesi e culture diverse, ha mietuto vittorie e sempre lasciato il segno. Dopo Italia, Inghilterra, Francia e Spagna, è il turno adesso della Germania dove allena la corazzata Bayern Monaco. Ma per lui, che ha guidato Juve, Milan, Chelsea, Psg e Real, allenare una ‘grande’ del calcio è ormai diventata routine, e l’uni- co stress gli arriva semmai dalla necessità di dover vincere sempre. “Nei top club si deve rimanere sempre ai vertici, occorre vincere - spiega in una lunga intervista al quotidiano tedesco ‘Die Welt’ - Prima di venire al Bayern sono stato mandato via dal Real Madrid, nonostante l’approdo nelle semifinali di Champions. E ci mancava un punto per vincere la Liga. Fa parte del mestiere essere licenziato. Queste regole possono non essere giuste o meno ma devo rispettarle. L’ho capito da giovane: mio padre ha sempre lavorato molto duramente e trovavo ingiusto che lui dovesse rinunciare alla metà del suo reddito,ma non si è mai lamentato, mai. Ricordo benissimo quanto il proprietario del terreno veniva da noi in azienda, osservava i nostri polli e si sceglieva il più grosso per sè. Ecco, quell’esperienza mi ha insegnato che a volte è necessario rispettare anche le regole che si percepiscono come ingiuste”. Dalla mezzadria al campo di pallone il volo è stato lungo ma Carletto ha avuto il merito di calarcisi perfettamente. Qualcosa certo non gli piace del mondo del calcio oggi (“I procuratori dei calciatori hanno troppa in- fluenza, molti club gli hanno consegnato troppo potere e la cosa più importante nel football sono i giocatori”) ma ci sono anche aspetti che valgono più di una vittoria, su tutte, ad esempio, l’atmosfera “di famiglia” che si respira nel Bayern. “Questo è un grande club, con una lunga storia - dice Ancelotti, arrivato in Baviera in estate - E, cosa più importante, la società è gestita da ex giocatori e questo rende questo il Bayern abbastanza unico: il club non ha debiti, ha sponsor fantastici e c’è un am- biente familiare. E possiamo giocarcela con tutti: con il Real Madrid, il Barca, il City e la Juven- tus”. Inevitabile il dejavu dei tempi milanisti e il suo rapporto con Berlusconi: “Quando facevamo male ci sosteneva, non gettava mai benzina sul fuoco. Amava immischiarsi, ma anche in questo caso lo faceva in momenti positivi dicendo che voleva un modulo con un attaccante in più. Cercava insomma di darci nuo- vi stimoli e quando facevamo male ci sosteneva ‘Non vi preoccupate, vi sosteniamo, crediamo in voi’, ci diceva. Era bravissimo a motivare e a sostenere, a differenza di altri presidenti con i quali ho lavorato (Abramovich, El-Khelafi, Perez, ndr). Questi criticano quando le cose vanno male, così è più difficile per gli allenatori”. Lui, da parte sua, ha sempre risposto con un atteggiamento elegante, tranquillo, apparentemente bonaccione: “Mi accade di arrabbiarmi assai di rado - confida - ma non ci si può sempre controllare e poi non mi arrabbio mai per gli errori dei giocatori in campo. Sono cose che succedono. Lo so fin troppo bene, perché sono stato giocatore anche io. Mi infurio solo se i giocatori non sono concentrati, se sono pigri o egoisti. Campioni come Beckham, Ibra, Ro- naldo o Terry sono rimasti impressionati dalle mie sfuriate proprio perché sono rare”, ha aggiunto regalando l’ultima battuta a Ibra, secondo cui solo lui, Messi e Ronaldo sono in grado di decidere una partita da soli e da buon padre della nuova fa- miglia bavarese risponde: “Aggiungerei anche altri giocatori alla lista, per esempio Lewandowski e Robben”.


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