Anche Gesù fu profugo

Lo scrive nella prefazione a “Luci sulle Strade della Speranza”



CITTÀ DEL VATICANO. “Spostarsi e stabilirsi altrove con la speranza di trovare una vita migliore per se stessi e le loro famiglie: è questo il desiderio profondo che ha mosso milioni di migranti nel corso dei secoli”. Nella prefazione a “Luci sulle strade della speranza”, silloge del suo magistero su migranti, rifugiati e tratta, il Papa rileva che “gli esodi drammatici dei rifugiati” sono “un’esperienza che Gesù Cristo stesso provò, assieme a i suoi genitori, all’inizio della propria vita terrena, quando dovettero fuggire in Egitto per salvarsi dalla furia omicida di Erode”. “Abramo e Sara in tarda età lasciarono la loro patria in risposta alle promesse di Dio”, sottolinea ancora Francesco in apertura del volume di quasi 500 pagine - con i suoi discorsi e messaggi sul tema fino a tutto il 2017 - pubblicato dalla Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale. “Il viaggio dei migranti non è sempre un’esperienza felice - osserva -. Basti pensare ai terribili viaggi delle vittime della tratta. Anche in questo caso, però, non mancano le possibilità di riscatto, come accadde per il piccolo Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto come schiavo dai fratelli gelosi, il quale in Egitto divenne un fiduciario del faraone”. Come la storia umana, “la storia della salvezza è stata segnata da itineranze di diverso genere - migrazioni, esili, fughe, esodi -, tutte comunque motivate dalla speranza di un futuro migliore altrove. E anche quando l’itineranza è stata indotta con intenzioni criminali, come nel caso della tratta, non bisogna lasciarsi rubare la speranza di liberazione e di riscatto”. Per il Pontefice, tra l’altro, “i movimenti umani, pur generando sfide e sofferenze, stanno arricchendo le nostre comunità, le Chiese locali e le società di ogni continente”. “Nella Sua infinita misericordia, Dio elargisce liberamente la Sua grazia in ogni circostanza”, scrive il Pontefice. “Ce lo confermano gli esempi ispiratori dei nostri antenati nella fede i quali hanno dovuto fuggire dalle persecuzioni o, seguendo la voce del Signore, hanno viaggiato in terre lontane come missionari”, osserva. “‘Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio’, profetizzò Zaccaria, il Signore ci visiterà per ‘dirigere i nostri passi sulla via della pace’ (Lc 1,78-79)”, aggiunge. “Mi auguro che questa raccolta di insegnamenti e riflessioni possa illuminare i nostri passi sulle strade della speranza, fornendo spunti d’ispirazione per la preghiera, la predicazione e l’azione pastorale”, conclude papa Francesco. Il volume è stato presentato ieri in Vaticano insieme all’altro documento, sempre della Sezione migranti e rifugiati, con gli “Orientamenti pastorali contro la tratta di persone”. “Papa Francesco non ha mai nascosto la sua grande preoccupazione verso il fenomeno della tratta di persone, che miete milioni di vittime - uomini, donne e bambini -, le quali possono essere annoverate tra le persone più deumanizzate e scartate ovunque nel mondo di oggi. La tratta di persone, dice il Santo Padre, è un ‘flagello atroce’, una ‘piaga aberrante’ e una ferita ‘nel corpo dell’umanità contemporanea’”, affermano il sottosegretario padre Fabio Baggio e padre Michael Czerny. Il documento illustra “realtà e risposte” in tema di piaga della tratta, indicandone le cause, sollecitandone il riconoscimento, illustrandone le dinamiche e le possibili modalità per debellare il fenomeno (rafforzare la cooperazione, sostegno ai sopravvissuti, promuovere la reintegrazione). “Il fine ultimo - è il messaggio a Chiesa e società civile - è quello di smantellare ed eliminare questa impresa, estremamente malvagia e maligna, fatta di inganno, raggiro, dominio e sfruttamento”.

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