Anche gli arbitri sbagliano



CASO VAR/SE LA MOVIOLA VEDE (MALE) CIÒ CHE IN CAMPO NON SI NOTA

MILANO. In uno dei momenti storici peggiori per l’Italia calcistica, a pochi mesi da un Mondiale che ci vedrà semplici spettatori da divano, un piccolo motivo di vanto sembrava essere la VAR. Siamo stati tra i primi a volerla, a testarla off-line e in particolare siamo stati i primi a farla entrare in un campionato europeo importante come la Serie A. Giornata per giornata, partita per partita, senza più passare da amichevoli o Coppe nazionali come avviene altrove: la rivoluzione è stata enorme, la VAR è diventata una parte fondamentale del gioco e di conseguenza è cambiato anche il modo di arbitrare. Non era semplice abituarsi, soprattutto in un Paese come il nostro che non brilla certamente per cultura sportiva, ma i primi risultati e i primi bilanci erano positivi: una media di tre errori evitati a giornata nei primi sette turni di campionato, una diminuzione dei falli di gioco, meno gialli, meno rossi e simulatori smascherati. Da un paio di mesi a questa parte sembra che il messaggio “ormai è la VAR ad arbitrare” abbia provocato un clamoroso autogol. La sensazione è che si stia cercando di far recuperare l’antico protagonismo all’arbitro centrale perdendo di vi- sta l’unico obiettivo comune: prendere le decisioni giuste. Nelle ultime settimane la VAR viene usata di meno, ma soprattutto viene usata peggio e l’ultima giornata di campionato ci fornisce purtroppo tanti esempi di quello che non sta più funzionando. Prendiamo Crotone-Cagliari. Il contatto in area tra Faragò e Nalini è di lievissima entità e Tagliavento giustamente lascia correre. Il Var Damato richiama l’attenzione dell’arbitro di Terni che a quel punto effettua la “on field review”. Un contatto, seppur minimo, c’è e i replay non possono che enfatizzarlo. Tagliavento a bordocampo propende per l’assegnazione del rigore. Ma questo è un “chiaro errore”? La dizione “chiaro errore”, concetto condiviso da mesi da molti colleghi tuttora in forza all’Associazione Italiana Arbitri con i quali il confronto è sempre aperto, non funziona. C’è da chiedersi come si sente l’arbitro se un collega seduto davanti a un monitor, che ha tutte le immagini a disposizione, sugerisse di riguardare un’azione che lo stesso arbitro ha appena giudicato? È anche lecito pensare che l’arbitro sospetti di avere commesso un errore, di un cosiddetto “chiaro errore”. A Napoli si verifica un episodio simile, anzi la simulazione di Callejon è chiarissima. Mazzoleni, al contrario di Tagliavento, fischia subito il rigore mentre il Var Orsato non interviene. Obiezione: se su alcune decisioni – leggasi la posizione geografi- ca di fuorigioco – l’arbitro non ha bisogno di andare a bordocampo, sulle valutazioni soggettive non deve essere richiamato dal Var in caso di chiaro errore? Così recita un protocollo macchinoso e fonte di confusione. E allora perché Orsato non ha “corretto” Tagliavento? Qui si torna al primo punto e alla sensazione che la centralità dell’arbitro centrale – a maggior ragione se si tratta di un Tagliavento e non di un “novellino” – tenda a essere ripristinata. Perché, infine, è stata annullata la rete di Ceccherini? Il fuorigioco di Budimir non era punibile, non ostruiva la visuale del portiere e non precludeva la sua possibIlità d’intervento. Dunque a cosa è servita la “on field review?”


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