Anche il Messico ha detto sì

PETROLIO/DOPO LA MEDIAZIONE DI TRUMP, LOPEZ OBRADOR ADERISCE ALL’ACCORDO OPEC+



di Laura Cafaro

ROMA. La caccia a un accordo globale sui tagli alla produzione di petrolio si è tramutata in una maratona ininterrotta di colloqui, costellata di contatti dietro le quinte che hanno visto in prima linea il presidente Usa, Donald Trump. La partita avviata dall'Opec+ per cercare di riequilibrare il mercato petrolifero travolto dal crollo della domanda per l'emergenza del Coronavirus si gioca a livello di G20. Ed ha assunto risvolti del tutto inediti, soprattutto per il ruolo di grande mediatore e artefice che Trump si è voluto ritagliare, contendendo la scena al presidente russo Vladimir Putin. E ieri proprio il presidente Usa, giocando d'anticipo, ha preso l'iniziativa di intavolare una "conversazione telefonica" con Putin per discutere delle misure per contrastare l'epidemia di Covid-19 e della situazione nel mercato mondiale del petrolio, "incluso l'accordo, che si sta elaborando nel formato Opec+, per ridurre la produzione in modo da stabilizzare i prezzi del greggio a livello globale". L'intesa raggiunta a fatica nella notte dall'Opec+ fissa una riduzione dell'output di 10 milioni di barili al giorno per due mesi, a maggio e giugno, per poi rallentare riducendo il taglio a 8 milioni di barili/giorno e da gennaio 2021 a 6 milioni di barili/giorno. Il pieno coinvolgimento degli Usa, deciso a fare la propria parte sia sul fronte dei tagli produttivi che nella mediazione con gli altri produttori per trovare un compromesso, già rende di per sé "storico" l'accordo sul petrolio, anche se mancano ancora alcuni tasselli importanti. E lo stesso Cremlino ha fatto sapere che "Trump ha informato" Putin "dei suoi contatti con i leader di alcuni Paesi produttori di petrolio" e i due "hanno concordato di continuare le consultazioni tra Russia e Usa su questo tema". Il segretario all'Energia Usa Dan Brouillette ha fatto sapere al G20 che la produzione Usa diminuirà di 2 milioni di barili al giorno entro fine anno, rimarcando che tutti i Paesi devono vagliare "seriamente che cosa ciascuno possa fare per correggere lo squilibrio tra domanda e offerta". Per ora il negoziato appare in salita. Dalle indiscrezioni fatte filtrare dai delegati durante la 'call' a livello G20 emerge che alcuni esponenti europei non condividano del tutto la bozza del documento su cui si sta lavorando e si sarebbe arrivati a un punto morto. Probabile che per arrivare a una svolta Trump decida nuovamente di intervenire, forte anche del successo ottenuto con il pressing sul Messi- co. L'accordo messo a punto dall'Opec+ fino all'ultimo rischiava infatti di naufragare per il no del Paese che, di fatto, rendeva inefficace e inattuabile il risultato raggiunto. L'ok è arrivato solo nel pomeriggio di ieri e solo grazie alla mediazione notturna di Trump. In un primo tempo il Messico si era sfilato contestando che la quota di tagli a suo carico era troppo onerosa, ma poi la telefonata con il presidente Usa che ha promesso aiuto ha fatto cambiare idea al presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador. In conferenza stampa ha annunciato che ridurrà la produzione di petrolio di 100.000 barili al giorno, vale a dire un taglio del 5,5% e non del 23% come era stato richiesto dai Paesi dell'Opec. "Mi ha telefonato Trump - ha spiegato - ho parlato con lui e siamo arrivati ad un accordo per i nostri 100.000 barili. Gli Stati Uniti da parte loro faranno, per compensare, un ulteriore taglio della loro produzione di 250.000 barili.

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