“Anche io ho tanti dubbi”


PRIMA UDIENZA DI FRANCESCO DOPO IL GIUBILEO: LA FEDE NON È UNA TEORIA ASTRATTA


CITTA’DEL VATICANO. “Penso che qualcuno potrebbe chiedermi: ‘Padre, ma io ho tanti dubbi sulla fede, cosa devo fare? Lei non ha mai dei dubbi?’. Eh, ne ho tanti, ne ho tanti, certo che in alcuni momenti a tutti vengono i dubbi! I dubbi che toccano la fede, in senso positivo, sono un segno che vogliamo conoscere meglio e più a fondo Dio, Gesù, e il mistero del suo amore verso di noi”. Così il Papa nella prima udienza generale dopo il giubileo, - in aula Paolo VI davanti a circa 2.500 persone - nella quale ha però continuato la spiegazione sulle opere di misericordia, occupan- dosi di “consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti”. L’accenno ai dubbi lo ha fatto a braccio, con la spontaneità con cui nei giorni scorsi ha spiegato in due distinte interviste ai media cattolici che le critiche non gli “levano il sonno” e che se c’è un “segreto” per la sua energia anche spirituale è il fatto che prega, e così sta con il Signore, e che dorme “come un legno”. In un contesto meno spontaneo, la omelia della messa in cui sabato scorso ha creato 17 nuovi cardinali, chiedendo di stare “attenti” giacché il “virus della inimicizia” insidia anche la Chiesa, aveva proposto come rimedio l’andare tra la gente, aprire le porte alla vita delle persone. E ieri ha fornito un consiglio analogo per affrontare i dubbi: vanno affrontati e superati, ha spiegato, e per questo, oltre alla catechesi, ha proposto una “altra strada ugualmente importante, quella di vivere il più possibile la fede: non facciamo della nostra fede - ha esortato - una teoria astratta dove i dubbi si moltiplicano, facciamo piuttosto della fede la nostra vita, cerchiamo di praticarla nel servizio dei fratelli, specialmente dei più bisognosi, e allora tanti dubbi svaniscono, perché sentiamo la presenza di Dio e la verità del Vangelo nell’amore che, senza nostro merito, abita in noi e condividiamo con gli altri”. E nella intervista al fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, aveva detto di non avere avversari. Questo il quadro in cui papa France- sco - apparso ieri un po’ raffreddato, ma sereno e di ottimo umore - vive la conclusione del giubileo della misericordia, mentre non si è ancora sopito il clamore mediatico per le disposizioni della lettera post-giubilare, “Misericordia et misera”, e in particolare della decisione di lasciare a tutti i sacerdoti del mondo la possibilità di assolvere dal peccato di procurato aborto, possibilità che aveva concesso ai sacerdoti soltanto per l’anno santo. Continua inoltre il dibattito dopo la lettera di quattro cardinali, tra cui l’italiano Caffarra, in cui si chiedono al Papa chiarimenti sulla “Amoris laetitia”. Papa Francesco, in un altro inserto a braccio, ha condannato l’”analfabetismo dei bambini”, che “intacca la loro dignità”, li rende preda della tratta ed è tanto più ingiustificabile in un mondo che ha raggiunto grandi traguardi tecnologici.


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